(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“In un Paese normale, dopo dichiarazioni come quelle pronunciate da Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, sarebbero arrivate le dimissioni. Immediate. Ma il punto è proprio questo: l’Italia, purtroppo, non è un Paese normale. Siamo a due settimane dal voto sul referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati e assistiamo a esponenti del governo e della maggioranza che intervengono a gamba tesa nella campagna referendaria. È in questo contesto che la capo di gabinetto del ministro Nordio, durante una trasmissione televisiva, ha detto testualmente: ‘Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che sono plotoni di esecuzione’.
Parole gravissime. Non un’opinione qualsiasi, ma l’affermazione di una funzionaria pubblica che occupa uno dei ruoli più delicati dello Stato. Qui non è in discussione un dibattito politico qualunque. Qui il punto è far rispettare la Costituzione. La separazione delle carriere, così come proposta, rappresenta un attacco all’equilibrio costituzionale della magistratura e alla separazione dei poteri. E se una riforma viene accompagnata da parole come ‘togliere di mezzo la magistratura’, allora è evidente che siamo davanti a un problema serio per la democrazia.
Per questo, in un Paese normale, chi ricopre un ruolo istituzionale così delicato dovrebbe essere — come si dice — la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto. E invece no. In un Paese normale, dopo quelle parole, Giusi Bartolozzi si sarebbe già dimessa. In Italia, purtroppo, accade il contrario”.
