Di Luca Franceschi
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Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Luca Pirondini, denuncia quella che definisce un’operazione indegna orchestrata da Fratelli d’Italia contro Roberto Scarpinato. Secondo il parlamentare pentastellato, si tratterebbe di un attacco violento e deliberato, condotto attraverso organi di stampa finanziati con denaro pubblico.
Pirondini accusa il partito di Giorgia Meloni di ricorrere al metodo della manipolazione, utilizzando intercettazioni che non dovrebbero essere impiegate e distorcendone il significato. Il senatore M5S sostiene che vengano estrapolate frasi e piegate ad arte, fingendo di non comprenderne il reale contenuto oppure, nella peggiore delle ipotesi, comprendendolo perfettamente ma scegliendo comunque di mentire.
Il capogruppo pentastellato respinge categoricamente le accuse rivolte a Scarpinato, precisando che nessuno ha insultato Paolo Borsellino. Nella conversazione privata in questione si tratterebbe di un paradosso, peraltro non espresso direttamente da Scarpinato, che chiunque comprenda la lingua italiana saprebbe non rappresentare un insulto verso alcuno.
Pirondini ricorda la figura di Roberto Scarpinato, descrivendolo come un magistrato che ha lavorato fianco a fianco con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel celebre pool antimafia. Si tratta di un uomo che ha dedicato l’intera esistenza alla lotta contro Cosa Nostra e che ancora oggi vive sotto la pressione e il peso di quella battaglia storica.
Il senatore M5S considera l’attacco a Scarpinato come un colpo inferto alla storia stessa dell’antimafia. Infangare una figura di tale spessore significherebbe colpire le radici della lotta alla criminalità organizzata in Italia.
Le critiche di Pirondini si rivolgono poi direttamente a Fratelli d’Italia, accusato di lanciare fango da una posizione di scarsa credibilità morale. Il parlamentare ricorda come esponenti in orbita mafiosa abbiano aperto un ristorante con membri del partito di Meloni e come ai mafiosi sarebbero state spalancate le porte della Camera dei deputati.
Il capogruppo M5S conclude affermando che il suo movimento non accetta lezioni di antimafia da nessuno, tantomeno da Fratelli d’Italia. Pirondini lancia una sfida: quando il partito avrà espulso Andrea Delmastro e tutti i vari esponenti coinvolti in scandali dalla Sicilia al Piemonte, allora forse potrà permettersi di dire qualcosa sull’argomento.
