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PD – PARTITO DEMOCRATICO: «RAI, CENTRODESTRA BLOCCA LA COMMISSIONE DA DUE ANNI E ORA PROVA A FARE LA VITTIMA»

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17.55 - giovedì 2 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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Debora Serracchiani, componente della segreteria nazionale del Partito Democratico, interviene con una dichiarazione critica sulla situazione della Commissione di Vigilanza Rai, definendo la dinamica in atto come senza precedenti nel panorama istituzionale italiano.

Secondo l’esponente dem, la maggioranza di centrodestra non dispone dei due terzi dei voti necessari per eleggere il proprio candidato alla presidenza della Rai e manca pertanto dei consensi delle forze di opposizione per procedere. Di fronte a questa impasse, la coalizione di governo avrebbe optato per una strategia di blocco totale dei lavori commissariali che si protrae ormai da quasi due anni.

Serracchiani documenta le conseguenze di questa strategia di stallo evidenziando come le audizioni vengano sistematicamente rinviate, le richieste di chiarimento archiviate e l’attività ordinaria della Commissione rimanga paralizzata. La responsabile Pd interpreta queste scelte come il risultato di un calcolo meramente politico, finalizzato a piegare le opposizioni sulla questione della nomina del vertice aziendale, indipendentemente dalle ricadute sul servizio pubblico radiotelevisivo.

Le opposizioni, dopo aver esplorato ogni alternativa possibile, hanno dunque deciso di dimettersi dalla Commissione, ritenendo che non vi siano ulteriori margini per una collaborazione costruttiva. Il centrodestra ha replicato con dimissioni a sua volta, tentando al contempo di assumere il ruolo di vittima di uno stallo che, secondo l’analisi di Serracchiani, la stessa maggioranza ha costruito gradualmente attraverso una serie di scelte ostruzioniste.

Nel comunicato congiunto, il centrodestra richiede l’istituzione di una nuova Commissione con un nuovo Presidente. Serracchiani sottolinea come il prezzo di questa crisi istituzionale sia pagato da undici mila lavoratori e lavoratrici della Rai e dai cittadini, costretti a subire un servizio pubblico gestito secondo logiche di appartenenza politica anziché garantito come diritto costituzionale.

La dichiarazione si conclude con un giudizio severo nei confronti del Governo in carica, accusato di ripetutamente dimostrare una carenza strutturale di consapevolezza istituzionale e di responsabilità verso l’intero Paese.

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