Di Luca Franceschi
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Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid, critica duramente l’atteggiamento dell’opposizione rispetto alla transazione da 100 milioni di euro stipulata dal ministro Schillaci per risolvere una condanna al pagamento di oltre 250 milioni di danni. Secondo Malan, Giuseppe Conte e gli esponenti dell’opposizione mostrano “incredibile faccia tosta” nel dichiararsene scandalizzati, considerando che la vicenda origina da una decisione presa dalla loro amministrazione.
La questione riguarda l’interruzione di un contratto di fornitura di mascherine da parte della struttura di emergenza guidata da Domenico Arcuri, nominato con amplissimi poteri dallo stesso Conte quando era presidente del Consiglio. Il motivo ufficiale della chiusura del contratto era la presunta inidoneità delle mascherine, sebbene la loro certificazione fosse stata regolarmente inviata e non inoltrata, a causa di quello che viene descritto come una “svista” di Antonio Fabbrocini, vice di Arcuri e responsabile unico del procedimento.
Secondo Malan, il Tribunale di Roma aveva stabilito che la mala gestione della struttura commissariale nominata da Conte comportava il pagamento di oltre 250 milioni di danni. La transazione, realizzata con il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato e della Corte dei Conti, ha permesso di risparmiare ai contribuenti oltre 150 milioni di euro. Il senatore di Fratelli d’Italia sostiene che Conte e i suoi collaboratori, come Arcuri che lo stesso ex premier ha dichiarato di continuare a frequentare, dovrebbero scusarsi piuttosto che accusare chi sta cercando di rimediare alla situazione.
Malan ricorda come, mentre le mascherine idonee della Jc Electronics rimanevano sequestrate, la stessa struttura commissariale ha speso un miliardo e 250 milioni per acquistare mascherine non a norma e potenzialmente rischiose per la salute da società cinesi costituite soltanto cinque giorni prima, pagate in anticipo.
Il senatore aggiunge un ulteriore elemento di criticità: la società fornitrice di mascherine regolari aveva rifiutato di pagare una presunta consulenza del 10% all’avvocato Di Donna, il quale utilizzava il nome di Conte per avvicinare gli imprenditori e proporre la propria intermediazione. Secondo Malan, questa circostanza spiega il “nervosismo” manifestato dalla sinistra nel tentativo di confondire il dibattito pubblico con accuse prive di fondamento.
