(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I dati ISTAT resi noti oggi certificano i risultati assolutamente insoddisfacenti della politica economica del governo. Nel 2025 il PIL è cresciuto appena dello 0,5%. Di fatto, siamo in una condizione di semi stagnazione, con una dinamica dell’economia ben al di sotto della media europea, e questo nonostante la forte spinta del PNRR. Senza gli investimenti finanziati dal Piano, l’Italia avrebbe chiuso l’anno in recessione.
Molto deludenti sono anche i dati sui conti pubblici. Il deficit si ferma al 3,1% del PIL, sopra la soglia di Maastricht e sopra le previsioni del Governo e della stessa Commissione europea. Se il dato sarà confermato da Eurostat il 21 aprile, l’Italia quest’anno non uscirà dalla procedura per deficit eccessivo, rinviando almeno al 2027 la piena normalizzazione dei conti. Anche il debito è più alto del previsto, al 137,1% del PIL.
E tutto questo avviene con una pressione fiscale salita al 43,1% del PIL, il livello più alto dal 2014. Un dato superiore alle previsioni del Governo e, soprattutto, in forte aumento rispetto al livello del 2022 (41,7%), quando si è insediato il Governo Meloni. Di fatto, l’anno passato le famiglie e le imprese italiane hanno versato oltre 31 miliardi di euro di tasse e contributi in più rispetto a quanto avrebbero pagato se la pressione fiscale fosse rimasta al livello di tre anni prima. Con buona pace delle tante promesse di riduzione delle tasse grazie alla riforma fiscale “epocale” varata dal governo Meloni.
Il risultato è un quadro decisamente grigio: crescita quasi nulla, tasse ai massimi degli ultimi undici anni, deficit ancora sopra il 3%, debito in aumento. Il Governo ha sbagliato i conti e non ha una strategia di sviluppo. Vive di rendita sul PNRR e continua a promettere svolte che i numeri smentiscono.
In un contesto internazionale instabile e estremamente preoccupante, l’Italia avrebbe bisogno di solidità e visione. Oggi invece arranca. Ma un grande Paese come il nostro non può permettersi di rimanere fermo.
