(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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«Oggi, nel Gruppo di lavoro del Parlamento europeo su Europa Digitale, la Commissione europea ha confermato che l’Italia ha ufficialmente ricevuto una lettera per la mancata applicazione dell’European Media Freedom Act. Il messaggio è chiaro: o si applica l’EMFA, oppure si va verso la stessa procedura già avviata contro l’Ungheria».
Lo dichiara Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Partito Democratico ed europarlamentare, dopo la risposta della Commissione a una sua domanda.
«La Commissione ha spiegato che l’Italia è tra i 17 Stati membri che hanno ricevuto una lettera da Bruxelles perché non conformi all’European Media Freedom Act. L’Ungheria è già sotto procedura di infrazione. L’Italia si trova ora nello stesso percorso preliminare: se non ci sarà un adeguamento rapido e concreto, il passo successivo dovrebbe essere l’apertura di una procedura formale».
Appare evidente che la proposta di riforma della governance della RAI avanzata dalla maggioranza parlamentare non è considerata adeguata. Se la Commissione europea non avesse riscontrato criticità, si sarebbe limitata a prendere atto del dibattito positivo in corso al Senato.
Invece, come confermato anche da uno studio del Centro per la libertà’ e pluralismo dei Media, la proposta è in palese contraddizione con la lettera e lo spirito dell’European Media Freedom Act, perché prevede il passaggio, dalla terza votazione, alla maggioranza assoluta, lasciando di fatto la RAI sotto il controllo della maggioranza di governo.
La Commissione ha anche confermato che per la Slovacchia è stata avviata una procedura di dialogo strutturato che rappresenta un’alternativa più “soft” alla lettera di messa in mora. Ma l’obiettivo è lo stesso: verificare e contestare una possibile violazione del diritto europeo.
«Il segnale che arriva da Bruxelles è inequivocabile: l’European Media Freedom Act è una legge vincolante”.
«Il governo italiano farebbe bene a prenderne atto subito. Siamo a un bivio: o si garantiscono davvero indipendenza dei media, pluralismo, una governance del servizio pubblico conforme alle regole europee, la protezione delle fonti giornalistiche dallo spyware, il controllo delle concentrazioni nel sistema dei media e una corretta allocazione dei fondi pubblici per la pubblicità istituzionale, oppure l’Italia farà la stessa fine dell’Ungheria»
