Di Luca Franceschi
///
Il Disegno di legge sulla caccia, comunemente ribattezzato come “caccia selvaggia” o “sparatutto”, rappresenta secondo le critiche un provvedimento che viola palesemente sia la normativa europea che la Costituzione italiana. Le associazioni ambientaliste e animaliste sostengono che il governo sia consapevole di queste violazioni, tanto che avrebbe prima cercato di celare e successivamente completamente ignorato la comunicazione ufficiale della Commissione Europea, la quale solleva esattamente tutti i medesimi rilievi mossi dalle organizzazioni critiche verso il provvedimento.
La questione, secondo quanto affermato, non riguarda l’essere favorevoli o contrari alla pratica venatoria in sé, bensì il rigetto di un approccio che viene definito antiscientificamente fondato. Il Ddl comporterebbe rischi significativi per la biodiversità, per la salute pubblica, per la corretta gestione della fauna selvatica e per la sicurezza nelle aree rurali.
Ci si interroga sulla coerenza dei parlamentari della coalizione di governo che in passato hanno manifestato sensibilità verso le tematiche ambientali e il benessere animale, chiedendosi se effettivamente intendono avallare quello che viene definito uno scempio. Viene inoltre posta una riflessione critica sulla possibilità che esista un limite all’avidità di potere da parte dell’esecutivo.
