(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Da oggi la CONSOB — l’autorità di vigilanza del mercato finanziario italiano — si trova senza una guida stabile a causa dell’incapacità dell’esecutivo di designare un successore a Paolo Savona prima della scadenza del suo mandato. Quei pochi, sconfortanti precedenti non avevano attenuanti; questo, che avviene in una fase di fortissima volatilità dei mercati, è ancora meno giustificabile.
Non si tratta di una dimenticanza amministrativa. È il risultato diretto dei litigi e delle fibrillazioni interne ai partiti della maggioranza, che hanno impedito di trovare un accordo sul nome del nuovo presidente.
Un’autorità indipendente di tale rilevanza istituzionale è stata lasciata in una situazione di incertezza per ragioni di pura convenienza politica interna.
Ciò che rende questo fatto ancora più sconcertante è il contesto in cui si verifica. I mercati finanziari attraversano una fase di straordinaria instabilità: la guerra nel Golfo Persico e le tensioni geopolitiche internazionali, l’impatto dei dazi americani, la volatilità sui mercati azionari e obbligazionari richiedono che le autorità di vigilanza siano pienamente operative, credibili e autorevoli. Proprio in questo momento, il governo sceglie — perché di scelta si tratta — di lasciare la CONSOB in una condizione di debolezza istituzionale.
La CONSOB vigila sulla trasparenza e sulla correttezza dei mercati mobiliari, protegge i risparmiatori, supervisiona le società quotate e gli intermediari finanziari. È un presidio fondamentale della fiducia nel sistema economico italiano. Trattarla come una casella da riempire nella spartizione di nomine tra alleati di coalizione è un segnale di superficialità istituzionale che non possiamo accettare.
Chiediamo al governo di assumere immediatamente le proprie responsabilità e di procedere con urgenza alla nomina di un presidente di alto profilo, competente e indipendente. I risparmiatori italiani, le imprese e i mercati non possono pagare il prezzo delle divisioni interne della destra.
