Di Luca Franceschi
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Il senatore del Partito Democratico Michele Fina denuncia l’inefficacia della risposta governativa di fronte alla crisi dei prezzi dei carburanti. Attraverso un’evidenza empirica, il dirigente dem documenta come i costi alla pompa abbiano subito incrementi significativi nelle ultime tre settimane, evidenziando una presunta inerzia dell’esecutivo.
Secondo il tesoriere del Pd, al confronto tra i prezzi rilevati il 27 febbraio e quelli attuali emerge un quadro critico. La benzina self-service risulta aumentata di 20 centesimi al litro, passando da 1,674 a 1,889 euro. La benzina con servizio è passata da 1,814 a 1,989 euro, con un rincaro di 17,5 centesimi. Il diesel self ha registrato un incremento ancora più marcato, pari a 41,5 centesimi al litro, salendo da 1,724 a 2,139 euro. Il diesel servito infine è aumentato di 32,7 centesimi, da 1,862 a 2,189 euro al litro.
Fina critica aspramente quella che definisce come una scelta di priorità sbagliata da parte del Governo. Domanda pubblicamente quale altra questione potesse essere ritenuta più urgente della gestione immediata di questa emergenza economica nel corso dei diciannove giorni trascorsi dall’inizio del conflitto. Ritiene inoltre che l’Esecutivo abbia optato per una strategia attendista, procrastinando gli interventi fino alla consultazione referendaria.
Il senatore dem evidenzia anche un’apparente contraddizione: il Governo di Giorgia Meloni ha aumentato le accise proprio sul diesel, nonostante la premier avesse precedentemente promesso l’abolizione di questa tassa. Secondo Fina, gli interventi fin qui adottati avrebbero avuto effetti ancora non visibili sugli italiani.
La posizione di Fina si colloca nel contesto della campagna referendaria imminente, interpretando il voto come una protesta nei confronti della gestione governativa di questa crisi economica e, più in generale, contro gli effetti della guerra sulla quotidianità dei cittadini, in particolare di coloro che faticano a raggiungere la fine del mese.
