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PD – PARTITO DEMOCRATICO: «CAPORALATO: MONITO DA NUOVO CASO IN EDILIZIA, NON ANNACQUARE L’ART. 36 DELLA COSTITUZIONE»

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19.05 - venerdì 29 maggio 2026

Di Luca Franceschi
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Il fenomeno del caporalato continua ad espandersi in nuovi settori economici italiani. Dopo logistica, vigilanza, moda e grande distribuzione, ora emerge con forza anche nel comparto dell’edilizia, dove si registrano gravissimi episodi di paraschiavismo e sfruttamento sistematico della manodopera.

A Milano, i pubblici ministeri hanno sottoposto a controllo giudiziario la multinazionale americana Caddell Construction, sulla base di un’inchiesta condotta dai carabinieri che ha rivelato un sistema di sfruttamento ai danni di centinaia di lavoratori indiani. Le indagini hanno documentato retribuzioni formalmente corrette sulla carta, ma accompagnate da orari di lavoro effettivi molto superiori a quelli previsti dai contratti, con decurtazioni operate attraverso il caporale che riducono la paga oraria al di sotto dei due euro.

Di fronte a questa ennesima manifestazione della diffusione di pratiche indecenti e illegittime, rappresentanti politici e sindacali esprimono forte preoccupazione rispetto a iniziative legislative che potrebbero indebolire ulteriormente la posizione dei lavoratori nei confronti della giustizia. Particolare criticità riguarda un emendamento al decreto primo maggio riproposto dalla maggioranza parlamentare, che mira a limitare le conseguenze derivanti dal mancato rispetto dell’articolo 36 della Costituzione.

Secondo le denunce, il provvedimento determinerebbe una modifica sostanziale dei diritti acquisiti. Il lavoratore che ricorre in giudizio e vince causa per essere stato remunerato con paghe non proporzionate alla quantità e qualità del lavoro prestato, e che quindi ha visto violata la propria dignità attraverso retribuzioni calcolate su contratti nazionali anche scaduti da anni, sottoscritti da associazioni rappresentative o da organismi equiparabili, perderebbe il diritto al risarcimento integrale. A titolo di compensazione, gli verrebbe riconosciuta solo una rettifica del salario per i periodi futuri, escludendo qualsiasi compensazione per le violazioni già consumate.

Questa impostazione viene qualificata come una violazione evidente e inaccettabile di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione italiana, che tutela il principio della giusta retribuzione del lavoro in misura proporzionata e dignitosa.

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