Di Luca Franceschi
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La Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne e il Servizio Donna hanno acceso i riflettori sulla crescente discriminazione salariale in Alto Adige. Durante una conferenza tenutasi l’8 aprile a Palazzo Widmann, sono stati presentati dati allarmanti relativi al divario retributivo tra uomini e donne, comunemente noto come Gender Pay Gap, che nell’ultimo anno si è ampliato dal 17,3 al 17,5 per cento.
L’assessora provinciale alla Coesione sociale Rosmarie Pamer ha sottolineato l’importanza cruciale della questione, evidenziando come il Gender Pay Gap rappresenti ben più di un semplice numero statistico: “Ha un impatto diretto sulla vita delle donne, fino alla pensione. A maggior ragione è importante garantire maggiore trasparenza e certamente avere maggiore fiducia nelle donne in tutti gli ambiti, anche nelle posizioni apicali”. L’evento, intitolato “Parlare di soldi? Noi lo facciamo!”, ha riunito numerosi esperti e organizzazioni per affrontare questo tema pressante.
Ulrike Oberhammer, presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità per le donne, ha espresso soddisfazione per la massiccia partecipazione delle diverse associazioni e organizzazioni. Ha annunciato che il 17 aprile, in occasione dell’Equal Pay Day, si svolgeranno in Alto Adige molteplici azioni informative di sensibilizzazione, con 53 banchetti informativi distribuiti sul territorio per raggiungere la cittadinanza.
Oberhammer ha poi affrontato un aspetto psicologico della questione: quando le donne vedono aumentare i propri guadagni, ciò non implica automaticamente una riduzione dei salari maschili. Da un punto di vista economico, entrambi i generi possono beneficiare di miglioramenti retributivi. Tuttavia, ha osservato, coloro che riconoscono l’esistenza di vantaggi strutturali devono accettare la possibilità di avervi tratto vantaggio personalmente, un fatto che può compromettere l’autoimmagine. Questo rappresenta uno dei motivi principali per cui, nonostante le evidenze statistiche, molti uomini continuano a negare l’esistenza delle disparità salariali.
La vicepresidente Nadia Mazzardis ha cambiato prospettiva sulla questione, affermando che dopo anni di campagne di sensibilizzazione, il messaggio è stato perfettamente comunicato. Il problema, secondo la sua analisi, non è più la consapevolezza, bensì la mancanza di volontà politica nel trovare soluzioni concrete. “Forse è il momento di passare da ‘sensibilizzare’ a ‘responsabilizzare'”, ha dichiarato con fermezza. “Se il dato non cambia, non è più un problema di consapevolezza, è una scelta. E le scelte, a differenza delle campagne, non si fanno con i post”.
Heidi Flarer dell’Istituto Promozione Lavoratori ha presentato evidenze significative che illustrano le radici del problema: le donne non hanno accesso alle medesime opportunità professionali, il loro lavoro viene valutato in modo meno favorevole, e di conseguenza ricevono compensi inferiori anche quando svolgono mansioni di pari valore. La questione si complica ulteriormente quando le donne devono conciliare gli obblighi lavorativi con le responsabilità familiari e di assistenza, fattori che ostacolano la progressione di carriera.
I numeri sono significativi: il Gender Pay Gap tra i ruoli dirigenziali si attesta intorno al 25,1 per cento, tra i dirigenti di livello intermedio raggiunge il 13,7 per cento, e tra gli impiegati arriva al 22,6 per cento. Questi dati dimostrano come la disparità salariale sia particolarmente marcata nelle posizioni di responsabilità.
Affrontare il Gender Pay Gap richiede non solo sforzi di sensibilizzazione, ma anche interventi legislativi concreti. Durante la conferenza è stata approfondita la direttiva europea sulla trasparenza retributiva, che rappresenta un passo significativo verso l’equità salariale. L’Italia dovrà ratificare questa direttiva a partire da giugno, e già è stato predisposto un disegno di legge al riguardo.
Marjaana Gunkel della Libera Università di Bolzano ha illustrato le principali disposizioni della direttiva, focalizzandosi sulle implicazioni per i datori di lavoro. Una novità importante riguarda gli annunci di lavoro: negli avvisi con formulazione neutrale dal punto di vista del genere, ormai obbligatori per legge, dovrà figurare l’indicazione della retribuzione iniziale. Inoltre, la direttiva introduce l’inversione dell’onere probatorio: durante procedimenti legali relativi a discriminazioni salariali, sarà il datore di lavoro a dover dimostrare l’assenza di comportamenti discriminatori, invertendo thus la logica precedente.
L’avvocato Filippo Valcanover, presidente della sezione del Trentino-Alto Adige dell’Associazione Giuristi Italiani, ha fornito informazioni sul versante dei lavoratori e delle lavoratrici. Ha chiarito che le candidate e i candidati, così come le dipendenti e i dipendenti, hanno diritto a ricevere informazioni riguardanti la propria retribuzione, sebbene non siano obbligati a condividere dati relativi agli stipendi precedenti.
Coloro che subiscono discriminazione salariale o percepiscono un compenso inferiore per mansioni uguali o di pari valore rispetto ai colleghi non devono più restare in silenzio. La consigliera di parità Brigitte Hofer offre supporto specializzato: consulenza personalizzata, orientamento nelle procedure, assistenza nella raccolta della documentazione pertinente, aiuto nel reperimento di soluzioni extragiudiziali e interventi attraverso comunicazioni alle autorità competenti.
Anna Holzknecht, coordinatrice del gruppo di lavoro Economia, lavoro, finanze e conciliazione famiglia e lavoro della Commissione provinciale per le pari opportunità, ha informato il pubblico sulle iniziative dell’Equal Pay Day, che il 17 aprile sarà celebrato in tutto il mondo con modalità diverse. Ha anche presentato i vari materiali informativi sviluppati per l’occasione e ha rivolto un ringraziamento speciale alle 73 organizzazioni sostenitrici che, apponendo il proprio logo sul manifesto della campagna, dimostrano il proprio impegno nella lotta contro le discriminazioni retributive.

