Di Luca Franceschi
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La morte di un pulcino di gipeto a Castel Juval in Val Venosta ha acceso i riflettori sulla fragilità di questa specie durante il periodo riproduttivo. Secondo le indagini condotte, è molto probabile che un approccio avventato al nido da parte di un fotografo naturalista abbia disturbato l’uccello adulto, causando conseguenze fatali per il piccolo. Due agenti venatori hanno potuto seguire gli sviluppi della situazione dalle loro posizioni di osservazione.
Il caso rappresenta un chiaro esempio di quanto i gipeti siano sensibili ai fattori di disturbo. Basta la semplice percezione di un pericolo per spingere l’uccello adulto ad abbandonare il nido. In questa fase critica, le uova e i piccoli risultano particolarmente vulnerabili, poiché privi di protezione si raffreddano rapidamente, soffrono la fame e rischiano di diventare preda di altri rapaci. Gli stimoli imprevedibili nelle immediate vicinanze del nido possono avere conseguenze particolarmente critiche. Anche quando i fattori di disturbo non provocano uno stress evidente e immediato, possono comunque influenzare il successo riproduttivo della coppia. Per le coppie riproduttive meno esperte la situazione è ancora più grave, essendo più probabili difficoltà nel gestire tali pressioni.
Nell’arco alpino il gipeto figura tra i pochi uccelli riproduttori per i quali ogni nuova generazione che raggiunge il successo riproduttivo riveste un ruolo fondamentale per lo sviluppo della popolazione. Con un’ampiezza di volo che raggiunge i tre metri, questa specie appartiene ai volatili dotati della maggior capacità di volo del mondo. Il gipeto cova durante i mesi invernali e genera di norma un solo cucciolo all’anno, circostanza che rende ogni perdita particolarmente significativa dal punto di vista della conservazione della specie.
L’indagine dovrà accertare definitivamente se l’uccello adulto abbia abbandonato il nido per la prima volta a causa di questo incontro ravvicinato. Il sorvolo in elicottero condotto dal Servizio forestale si era verificato undici giorni prima dell’accaduto, ragione per la quale può difficilmente essere considerato come la causa del decesso.
Parallelamente si registra un incremento di situazioni di disturbo nel territorio circostante il nido, spesso legate alla ricerca mirata di contenuti fotografici e video per i social media e i media in generale. La fasccinazione per questa specie straordinaria frequentemente entra in conflitto con le delicate esigenze del periodo riproduttivo. L’episodio di Castel Juval sottolinea ancora una volta l’esigenza prioritaria di protezione di questa fase critica e le possibili conseguenze gravi che la presenza umana non controllata nelle immediate vicinanze del nido può provocare ai gipeti in fase riproduttiva.

