(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Bisogna evitare che si rafforzi la tattica del caos perseguita dai pasdaran». Per questo, afferma il ministro della Difesa Guido Crosetto, le navi italiane continueranno a pattugliare lo stretto di Bab el Mandeb, nonostante gli attacchi degli Houthi.
Nel Mar Rosso, c’è il rischio di un’escalation che coinvolga la missione Aspides. Restiamo lì o andiamo via come i tedeschi?
«Aspides non è nata come una gita sociale: abbiamo accettato di fare parte di una missione che serve proprio per proteggere i traffici marittimi da cui dipende una parte importante della nostra economia. Siamo andati nel Mar Rosso quando la minaccia Houthi era rilevante, che poi, per mesi, si è fermata. Ora è in atto il tentativo iraniano di aggiungere, a Hormuz, anche lo stretto di Bab el Mandeb per scatenare il caos più grande possibile. A maggior ragione la nostra flotta e gli assetti alleati, che sono lì per quello scopo, non possono andarsene, al momento».
Con quali obiettivi?
«Dobbiamo evitare che si blocchi anche lo stretto di Bab el Mandeb: aumenterebbero esponenzialmente i problemi economici che affrontiamo. Il miglior modo per farlo è restare lì e continuare il dialogo con tutti i paesi del Golfo».
Anche con gli Houthi?
«Si, anche con gli Houthi, ove necessario: bisogna evitare che si rafforzi la tattica del caos perseguita dai pasdaran».
Le regole di ingaggio della missione Aspides cambiano?
«No, restano le stesse, è una missione che nasce già con una natura difensiva da possibili attacchi».
Cosa può fare il governo? Il ministro Urso era pronto a rimettere gli sconti sulle accise se il prezzo della benzina fosse risalito…
«Ho già i miei problemi, non entro nelle competenze di altri ministri. Ma è chiaro che l’effetto diretto di quanto accade lo vediamo alla pompa di benzina. La somma della crisi in Ucraina e in Iran è molto pesante, non solo per noi europei: in alcuni paesi africani non riescono più ad acquistare i fertilizzanti. C’è un effetto domino spaventoso».
In Ucraina da giorni ci sono proteste contro Zelensky perché ha rimosso il ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov. I manifestanti hanno ottenuto la sostituzione del comandante in capo dell’esercito. Che succede a Kiev?
«Fedorov rappresenta l’innovazione, è uno di quelli che ha stravolto completamente le regole del gioco nel campo di battaglia, consentendo all’Ucraina prima di resistere e poi di passare all’iniziativa. Gli stessi problemi che ha affrontato lui in Ucraina li abbiamo noi in Italia, in Germania, in Francia: c’è una resistenza al cambiamento e c’è chi guarda avanti e ha capito che l’innovazione arriva a una velocità spaventosa. Il mondo militare è abituato a fare programmi, come minimo, decennali, adesso qualsiasi arma progettata oggi rischia di essere già obsoleta tra sei mesi».
Ha sentito Fedorov?
«Le do una notizia. Io l’ho chiamato il giorno dopo la sua destituzione e gli ho detto: quando vuoi venire a Roma a collaborare con me come advisor?».
E lui come ha risposto?
«Commosso, ha capito che era una dimostrazione di stima e amicizia».
Sull’Ucraina, da tempo, l’Italia sembra aver perso lo slancio. Non andiamo alle riunioni dei “volenterosi”, non compriamo le armi Usa con il Purl. Del prossimo pacchetto di aiuti militari si sono perse le tracce?
«Per fare nuovi pacchetti bisogna avere nuove armi ed equipaggiamenti da mandare. All’inizio la richiesta ucraina era: mandateci qualsiasi cosa avete. Oggi è diverso. Le esigenze sono diventate molto più specifiche: parliamo di aiuti molto sofisticati, che riguardano la difesa aerea e altri sistemi avanzati e rari. La domanda è cento volte superiore all’offerta. Non è facile aiutarli, pur avendone la volontà».
E quindi?
«E quindi, nonostante ciò, io sto lavorando per adempiere al mandato ricevuto dal Parlamento e sto cercando di mettere insieme tutto quello che serve per aiutare l’Ucraina. Conto di finire presto questo lavoro. Anche perché siamo in momento problematico: grande è la difficoltà di Putin e la preoccupazione è che possa alzare il livello dello scontro. E questo ci obbliga ad aiutare ancora di più l’Ucraina».
Stiamo andando verso le elezioni. Ci dovremo difendere da intromissioni russe in campagna elettorale?
«Intromissioni russe e cinesi ci sono sempre, non solo nell’anno elettorale. Ci sono attacchi cyber alle nostre infrastrutture, c’è la disinformazione con l’utilizzo dei social, dei bot e con l’intelligenza artificiale. E c’è lo spionaggio, come si è visto di recente».
Ci sono forze politiche, in Italia, che si prestano?
«Non lo so, se ne avessi certezze o prove lo denuncerei alla magistratura perché il mio compito è difendere il Paese dai nemici della Democrazia. Vedo, però, che c’è gente, non so per quale motivo, che sottovaluta completamente la Russia e la Cina come potenziali avversari sistemici. Un errore».
Si riferisce a Giuseppe Conte o a Roberto Vannacci?
«Non solo. Come si fa a non giudicare la Russia una minaccia dopo quello che abbiamo visto negli ultimi quattro anni? È chiaro come la Russia consideri il diritto internazionale e come pensa di proiettare la sua presenza nel mondo. Noi lo facciamo portando pace e aiuti umanitari, qualcun altro scavalcando i confini con i carri armati e occupando territori. Come si fa a non vederlo?».
Come si fa?
«Fanno finta di non vedere la realtà per ragioni elettorali, per motivi ideologici? Non so. Servirebbe più obiettività nel giudizio. Io l’ho avuta, quando Israele ha travalicato il confine che anche un amico non può scavalcare, ma ho l’impressione che alcuni non siano liberi nel giudicare, non ne so i motivi, magari solo per prendere voti da chi è stanco della guerra. Almeno, me lo auguro».
La prossima sarà l’ultima legge di bilancio di questo governo. Cosa si aspetta per la Difesa?
«Il rispetto di quel percorso che abbiamo individuato in maniera razionale con la presidente del Consiglio e i vicepremier. Si è deciso di puntare a uno stanziamento dello 0,30 per cento del Pil nel 2027, circa 6 miliardi, e la stessa cifra anche nel 2028. Uno sforzo che ci consentirà di avere la dignità di una Nazione che mantiene la parola data e che ha le risorse per ricostruire una difesa credibile, che ci metta in sicurezza dalla pazzia del mondo».
Aderirete al Safe?
«Deciderà il Mef se utilizzare il Safe o emettere titoli pubblici, ma non parliamo di fondi aggiuntivi per la difesa. È una scelta tecnica, secondo me converrebbe usarlo».
Su Vannacci lei è stato il primo a sollevare il problema dell’incompatibilità col centrodestra: è ancora di quella opinione, nonostante la crescita di Fn nei sondaggi?
«Questa è una scelta che riguarda la coalizione, non il ministro della Difesa. Faccio notare che ci si allea con chi ha le tue stesse idee, approccio e visione di società. Il tema è che Vannacci si è posto come avversario del centrodestra, come il miglior alleato possibile del Campo Lavrov, come lo chiama Pina Picierno. Dovrà spiegare lui, ai suoi elettori, perché sta rafforzando le possibilità della sinistra».
