Di Luca Franceschi
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La Commissione europea, attraverso il Rapporto sullo Stato di diritto 2025, ha lanciato un nuovo richiamo all’Italia evidenziando la mancanza di progressi significativi sul fronte della riforma della diffamazione e della protezione del segreto professionale dei giornalisti.
Nelle raccomandazioni rivolte al nostro Paese, Bruxelles sottolinea con preoccupazione come l’iter legislativo relativo alla tutela delle fonti giornalistiche sia ancora fermo, confermando l’immobilismo del legislatore italiano su temi cruciali per la libertà di stampa.
La denuncia arriva dalla senatrice Ada Lopreiato, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Giustizia, che ha ricordato come da anni giaccia in Senato un disegno di legge specificamente pensato per contrastare le querele temerarie.
Si tratta di uno strumento normativo finalizzato a scoraggiare e sanzionare l’uso strumentale delle querele da parte di soggetti potenti contro giornalisti d’inchiesta e operatori dell’informazione più vulnerabili, con il solo scopo di intimidirli o ridurli al silenzio.
La parlamentare pentastellata ha criticato duramente l’atteggiamento della maggioranza di destra, accusata di ignorare ripetutamente i propri doveri istituzionali, come dimostrerebbe anche la recente vicenda legata al caso Roggero.
L’appello è chiaro: di fronte alle sollecitazioni europee, il Parlamento italiano non può più permettersi di temporeggiare e deve comprendere che approvare una legge contro le querele intimidatorie non è una facoltà, ma un preciso dovere istituzionale nei confronti della democrazia e della libertà di informazione.
