Di Luca Franceschi
///
La Commissione Affari Sociali della Camera ha recentemente espresso il proprio parere sugli schemi di pre-intesa tra il governo e quattro Regioni che hanno avanzato richiesta di maggiore autonomia in materia sanitaria. Secondo quanto denunciato dal Movimento 5 Stelle, si tratterebbe dell’ennesimo tentativo di reintrodurre l’Autonomia differenziata attraverso modalità indirette.
Dopo che la riforma Calderoli è stata significativamente ridimensionata dalla Corte Costituzionale, la maggioranza di governo starebbe cercando di riproporre il progetto concedendo maggiore autonomia in ambito sanitario a Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria.
I deputati pentastellati in Commissione Affari Sociali considerano inaccettabile questa iniziativa, che rischia di dividere ulteriormente un Paese già frammentato. Il diritto alla salute, sostengono, dovrebbe essere garantito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, senza distinzioni tra Nord e Sud, e non può dipendere dal luogo di residenza dei cittadini.
Altrettanto problematico sarebbe l’ampliamento delle disparità territoriali, che finirebbe per penalizzare ulteriormente le realtà con servizi sanitari già meno efficienti. Secondo i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, l’attuale sistema di gestione regionale della sanità ha dimostrato tutti i suoi limiti.
Per questo motivo propongono un cambio di rotta radicale: rivedere il Titolo V della Costituzione e restituire allo Stato la competenza su un tema ritenuto cruciale per il futuro del Paese e per la vita quotidiana dei cittadini.
La posizione espressa dai parlamentari Marianna Ricciardi, Carmen Di Lauro, Gilda Sportiello e Andrea Quartini è netta: la sanità rappresenta un diritto fondamentale di tutti gli italiani e non può essere trasformata in un privilegio riservato a pochi. Per questo motivo si oppongono fermamente alle iniziative del governo e della maggioranza che vanno in questa direzione.
