Di Luca Franceschi
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L’Ufficio parlamentare di bilancio ha documentato con precisione una tendenza preoccupante che viene segnalata da tempo: l’attuale esecutivo sta conducendo il Servizio sanitario nazionale verso una progressiva privatizzazione. Le cifre sono chiare e non lasciano spazio a interpretazioni.
Il sostegno economico pubblico al settore sanitario ha subito una contrazione, attestandosi oggi su valori inferiori rispetto alla media dei Paesi europei. Contemporaneamente, aumenta il carico economico che grava sui nuclei familiari, con l’Italia che registra una spesa privata sanitaria molto superiore a quella degli altri Stati membri dell’Unione Europea.
La conseguenza diretta è che un numero crescente di cittadini si trova costretto a sostenere personalmente i costi delle cure mediche, mettendo così in discussione i principi fondamentali di universalità ed equità che caratterizzano il Servizio sanitario nazionale.
Si assiste parallelamente a un consolidamento del ruolo degli operatori privati, sia nell’erogazione dei servizi che nel loro finanziamento. Attualmente, quasi un terzo delle risorse pubbliche viene indirizzato verso prestazioni fornite da soggetti privati.
Questa trasformazione del sistema non è priva di conseguenze significative: si riduce la capacità operativa del settore pubblico e si promuove un modello in cui l’accesso alle cure mediche dipende in misura sempre maggiore dal livello di reddito e dalla posizione professionale dei cittadini.
Le decisioni più recenti dell’esecutivo destano particolare preoccupazione, come il disegno di legge delega che prevede la possibilità di affidare a operatori privati la gestione di strutture ospedaliere di eccellenza sostenute con fondi pubblici. Questo provvedimento rischia di modificare radicalmente la natura del Servizio sanitario nazionale, introducendo meccanismi di mercato in un settore che dovrebbe essere orientato esclusivamente dalla tutela del diritto alla salute.
L’emergenza pandemica aveva dimostrato in modo inequivocabile quanto sia essenziale disporre di un sistema sanitario pubblico solido, diffuso sul territorio e adeguatamente finanziato. Oggi, invece, si sta imboccando nuovamente una direzione rischiosa, che potrebbe trasformare la sanità in un settore commerciale e i cittadini in semplici consumatori.
Il diritto alla salute non può diventare un privilegio riservato a chi può permetterselo. È necessaria una svolta immediata nella direzione opposta: maggiori investimenti pubblici, assunzioni a tempo indeterminato, riconoscimento del valore del personale sanitario e un fermo arresto di ogni tentativo di privatizzazione graduale.
Proteggere il Servizio sanitario nazionale significa preservare uno dei fondamenti della nostra democrazia, un principio che non può essere compromesso da logiche di mercato o considerazioni economiche a breve termine.
