Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile della politica economica e fiscale del partito, interviene con durezza sulle dichiarazioni del sottosegretario Fazzolari in merito alla situazione salariale italiana.
Secondo Turco, Fazzolari continua a fare confusione tra una sommatoria di bonus e agevolazioni temporanee e un reale aumento strutturale dei salari. Nessuno contesta che il governo abbia introdotto misure fiscali o incentivi, ma il punto della questione è un altro.
È metodologicamente scorretto, sottolinea il senatore pentastellato, trasformare strumenti occasionali, selettivi o condizionati in reddito permanente disponibile per tutte le famiglie italiane. Nel dossier del sottosegretario vengono sommati indistintamente taglio del cuneo fiscale, fringe benefit, bonus nido, premi di produttività, congedi parentali e detassazioni varie, come se fossero aumenti salariali certi, continuativi e universalmente accessibili.
Tuttavia, molti di quei benefici dipendono da requisiti specifici, dalla contrattazione aziendale o dall’effettivo utilizzo delle misure. Confondere welfare compensativo e detassazioni con salari reali è un’operazione economicamente errata ed è un fiume di propaganda.
Il vero dato che Fazzolari evita di affrontare, prosegue Turco, è che i salari reali italiani restano ancora inferiori ai livelli pre-inflazione, con un -7,8% rispetto al 2021 certificato dall’Istat. Questo per specifico demerito del Governo Meloni, visto che si è insediato in pieno picco inflazionistico ma non è stato in grado di proteggere il Paese.
Quanto al Superbonus, fa sorridere che la destra accusi oggi altri di errori di valutazione, quando è stato proprio il Governo Meloni, una volta arrivato al governo, a prorogare, modificare ed estendere ulteriormente la misura. Turco ricorda che 100 dei 170 miliardi complessivi di spesa del Superbonus sono stati prodotti dal Governo Meloni.
Se davvero ritenevano il Superbonus insostenibile, avrebbero dovuto intervenire subito e non continuare a utilizzarlo salvo poi scaricarne interamente le colpe sul passato.
La verità, conclude il senatore, è che il governo Meloni continua a sostituire una politica industriale seria con propaganda contabile e bonus frammentati, mentre il Paese registra salari stagnanti, produttività debole e aumento delle disuguaglianze sociali.
