Di Luca Franceschi
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L’avvocatura italiana attraversa una fase di profonda crisi che sta portando alla perdita di migliaia di professionisti, con un’incidenza particolare tra i giovani e le donne. Una situazione caratterizzata da compensi insufficienti che spingono molti ad abbandonare la professione, mentre numerosi praticanti decidono di rinunciare ancora prima di intraprendere il percorso professionale.
In questo contesto di difficoltà, secondo la deputata del Movimento 5 Stelle Valentina D’Orso, arriva una riforma che si rivela inadeguata rispetto alle reali necessità del settore. L’intervento normativo prevede un ritorno indietro per quanto riguarda l’esame di abilitazione alla professione forense, mantenendo obblighi e rigidità che rappresentano un ulteriore disincentivo per le nuove generazioni.
La riforma, inoltre, consentirebbe a chi occupa già posizioni di vertice di mantenerle per un periodo ancora più prolungato, senza favorire il necessario ricambio generazionale. Sul fronte delle problematiche più concrete che affliggono la categoria, come la precarietà lavorativa, i rapporti di monocommittenza e i compensi inadeguati, le risposte fornite dal provvedimento risultano insufficienti.
Secondo la parlamentare pentastellata, la soluzione non può limitarsi alla difesa di modelli appartenenti al passato. Il rilancio dell’avvocatura richiede interventi più coraggiosi e lungimiranti, che passano necessariamente attraverso l’apertura di maggiori opportunità per i giovani professionisti e una modernizzazione complessiva della professione.
L’obiettivo dovrebbe essere quello di rendere l’attività forense più sostenibile dal punto di vista economico e più attrattiva per le nuove generazioni, garantendo al contempo standard qualitativi elevati e l’innovazione necessaria per rispondere alle sfide contemporanee.
