Di Luca Franceschi
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Il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, Luca Pirondini, ha commentato con toni accesi l’esito del referendum sulla riforma costituzionale, definendolo una netta bocciatura dell’operato del governo Meloni.
“In quattro anni di governo, l’unica riforma proposta da Giorgia Meloni è stata clamorosamente respinta dai cittadini italiani”, ha dichiarato Pirondini, sottolineando come questo rappresenti un fallimento significativo dell’azione dell’esecutivo.
Il senatore pentastellato ha interpretato il voto come un rifiuto netto da parte degli elettori verso quello che ha definito un approccio caratterizzato da “arroganza e ipocrisia”. Secondo Pirondini, la maggioranza di governo avrebbe tentato di fuorviare l’opinione pubblica durante la campagna referendaria, introducendo tematiche controverse e strumentali come i casi di cronaca nera o prospettando scenari allarmistici legati alla criminalità.
“Gli italiani hanno respinto con fermezza l’operato di figure chiave del governo come Meloni, Nordio, Delmastro, Montaruli, Santanchè e Bartolozzi”, ha proseguito il rappresentante del M5S, estendendo la critica a diversi esponenti dell’esecutivo.
Pirondini ha inoltre attaccato quello che ha definito “il solito sistema clientelare”, facendo riferimento anche a presunte connivenze con ambienti mafiosi e richiamando addirittura il piano P2, menzionando il sostegno espresso dal figlio di Licio Gelli alla riforma bocciata.
Il capogruppo pentastellato ha concluso il suo intervento affermando che la battaglia referendaria rappresentava una difesa dei principi costituzionali e ha lanciato una provocazione politica, sostenendo che “in un paese normale, dopo una sconfitta di questa portata, Meloni e Nordio avrebbero già dovuto rassegnare le dimissioni”.
