(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I dati pubblicati oggi da La Stampa fotografano senza sconti l’ora più buia della Rai. Tre punti di share persi in tre anni, dal 38 al 35,1 per cento. Un declino che inquadra una fase di evidente smarrimento strategico.
Raidue a picco, Raitre che regge solo grazie alla coerenza di alcuni pilastri informativi, Raiuno che resta a galla con fiction ed eventi straordinari. Nel frattempo Mediaset cresce.
E se è vero che Olimpiadi e Sanremo possono offrire una boccata d’ossigeno, è altrettanto vero che non si può affidare il destino del servizio pubblico a eventi eccezionali mentre nel quotidiano si accumulano ritardi, errori e scelte sbagliate prese solo per ragioni politiche.
Restiamo sbigottiti quando si parla di affidare trasmissioni a personaggi come Claudio Brachino o Tommaso Cerno mentre da quello che si legge non sarebbe stato confermato il contratto ad Alberto Angela e anche la trasmissione di Mario Tozzi sarebbe in bilico. Ma che Servizio Pubblico è questo?
È sempre più fondamentale discuterne nella sede istituzionale più opportuna: la Commissione di vigilanza. È ormai improrogabile che i vertici Rai rispondano davanti al Parlamento e quindi al Paese. Non è una questione di polemica politica, ma di trasparenza e di responsabilità verso i cittadini che pagano il canone.
Da parte della maggioranza non è arrivata alcuna richiesta di ufficio di presidenza, nonostante le parole di qualche giorno fa del presidente del Senato Ignazio La Russa.
Attendiamo che l’amministratore delegato risponda alla convocazione che ha ricevuto la settimana scorsa. Per rispetto delle istituzioni, la risposta dovrebbe arrivare entro questa mattina, considerato che la prima data utile indicata è il 18 febbraio, dopodomani. Ma anche qualora si optasse per il 3 o il 5 marzo, la disponibilità deve essere comunicata oggi.
C’è poi un retroscena pubblicato ieri da Dagospia secondo cui l’amministratore delegato Giampaolo Rossi incontrerebbe oggi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Non sappiamo se sia vero. Ma se lo fosse, sarebbe clamoroso che l’amministratore delegato vada a parlare con Giorgia Meloni e non risponda ad una convocazione ufficiale del Parlamento italiano.
Così si sono espressi gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione di vigilanza Rai.
