(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Con una circolare di ieri, 14 gennaio, la Rai sospende la possibilità per il proprio personale, giornalistico e non, di partecipare a trasmissioni di emittenti concorrenti per tutta la campagna referendaria anche se non hanno per tema la riforma della Giustizia.
Abbiamo una domanda molto semplice per l’amministratore delegato, firmatario di questo atto: perché? Questa censura non c’entra nulla con la par condicio. È una restrizione preventiva del dibattito.
Nel momento in cui i cittadini dovrebbero ascoltare più voci, la Rai sceglie di ridurle. Nel momento del confronto democratico, il servizio pubblico si chiude e mette il silenziatore ai suoi professionisti.
Ci chiediamo inoltre cosa ne pensi l’Ordine dei Giornalisti, la Fnsi, l’Usigrai di questa circolare, soprattutto alla luce della disparità che crea tra i giornalisti delle tv private, liberi di esprimere le proprie opinioni ovunque, e quelli della Rai, che invece vengono limitati nel loro diritto di partecipare al dibattito pubblico su un tema che non appartiene a un singolo partito ma è della società civile.
Perché in un servizio pubblico la libertà dei professionisti dovrebbe essere vincolata mentre altrove non ci sono restrizioni? Perché è stato preso questo provvedimento? E con quale idea di servizio pubblico?
Oltretutto è paradossale che la Rai sia più realista del Re: applica a modo suo una sgangherata Par Condicio prima ancora che parta quella reale. È la prova che deve avere immediata applicazione il Media Freedom Act europeo per liberarla dalla museruola dei partiti di governo.
In ogni caso di questa scelta la Rai deve rendere conto. Subito.
Così il capogruppo M5S in commissione di vigilanza Rai Dario Carotenuto.
