Di Luca Franceschi
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Le audizioni di Confetra e Confitarma rappresenteranno un momento cruciale per comprendere a fondo gli obiettivi che stanno alla base della riforma della governance portuale. Si tratta di organizzazioni che da tempo sollecitano una maggiore centralizzazione dei processi decisionali e l’introduzione di una regia nazionale più incisiva per il sistema logistico del nostro Paese.
Proprio per questa ragione, il Parlamento ha la responsabilità di esaminare con attenzione tutti gli effetti che il provvedimento potrebbe generare, dando ascolto anche a quei soggetti che potrebbero trovarsi a subire le conseguenze della riforma.
Quando si decide di intervenire su un settore strategico come quello portuale, non è possibile limitarsi a considerare esclusivamente le necessità dei grandi operatori economici. È indispensabile comprendere quale sarà l’impatto concreto sui lavoratori, sulle comunità portuali, sulle imprese che operano a livello locale e sui territori che negli ultimi anni hanno dato un contributo fondamentale alla crescita degli scali italiani.
Numerosi lavoratori del settore e diverse realtà portuali stanno osservando con preoccupazione una riforma che concentra poteri e risorse senza chiarire in maniera esaustiva quali vantaggi concreti produrrà per l’occupazione, per la qualità delle condizioni lavorative e per il futuro delle attività portuali. Si tratta di una domanda legittima che merita risposte chiare e convincenti.
La competitività del sistema portuale italiano non può essere misurata unicamente attraverso la capacità di movimentare quantità sempre maggiori di merci. Deve essere valutata anche in base alla qualità del lavoro che viene generato, alla capacità di produrre sviluppo per i territori e alla possibilità di costruire una filiera logistica moderna che sappia distribuire opportunità e investimenti lungo l’intera rete portuale nazionale.
Per il Movimento 5 Stelle il dibattito non può limitarsi alla sola questione della governance. L’Italia necessita di una strategia complessiva per il Mediterraneo che sia in grado di valorizzare i porti già esistenti, di rafforzare l’integrazione con la rete ferroviaria e di rilanciare una moderna politica delle Autostrade del Mare. È necessaria una visione capace di coniugare competitività, sostenibilità e buona occupazione.
Al tempo stesso, continuerà ad essere richiesta la massima attenzione rispetto a progetti come l’ampliamento del porto di Catania, sul quale permangono questioni rilevanti di natura ambientale e territoriale. Lo sviluppo infrastrutturale deve essere accompagnato da trasparenza, partecipazione e da una chiara dimostrazione dell’interesse pubblico delle opere che vengono previste.
Le audizioni dovranno servire a chiarire se questa riforma rafforzerà davvero il sistema portuale italiano nel suo complesso oppure se finirà per rispondere prevalentemente alle esigenze di alcuni grandi operatori. È un confronto che deve partire dal lavoro, dai territori e dal ruolo strategico che l’Italia intende assumere nel Mediterraneo.
Così si è espresso Antonino Iaria, deputato del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione Trasporti della Camera.
