Di Luca Franceschi
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Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle in commissione Ambiente, Agostino Santillo, ha commentato con toni durissimi le ultime vicende che riguardano il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, definendo la situazione come quella di una nave che affonda mentre i suoi vertici cercano la via di fuga.
Giuseppe Recchi ha infatti comunicato al Ministro Salvini la sua decisione di fare un passo indietro, rinunciando alla presidenza della società Stretto di Messina Spa. Le motivazioni addotte dal manager uscente sono state giudicate da Santillo come particolarmente significative e rivelatrici dello stato del progetto.
Recchi ha infatti suggerito di nominare al suo posto una figura con riconosciuta esperienza in campo giuridico. Secondo il parlamentare pentastellato, questo significa che non serve più un ingegnere, né un esperto di grandi infrastrutture, ma un avvocato. Un bravo avvocato, perché quello che il governo sta portando avanti non sarebbe un vero progetto ingegneristico, ma piuttosto un colabrodo procedurale e un disastro dal punto di vista legale.
La situazione è critica su più fronti. L’Autorità Nazionale Anticorruzione chiede con insistenza una nuova gara per rispettare le normative europee, mentre la Corte dei Conti ha già bocciato la delibera relativa allo stanziamento dei fondi necessari per l’opera.
In questo scenario confuso, mentre Recchi abbandona la presidenza, c’è chi resta saldamente al suo posto. Si tratta di Pietro Ciucci, la cui riconferma come amministratore delegato viene data per certa. Il deputato del M5S si interroga sul perché qualcuno dovrebbe lasciare proprio in questo momento, soprattutto considerando che gli stipendi alla Stretto di Messina Spa hanno raggiunto la cifra definita mostruosa di 11,8 milioni di euro.
Santillo denuncia il paradosso di una situazione in cui vengono tagliati i fondi destinati agli italiani in difficoltà, mentre per i manager del carrozzone pubblico le risorse si trovano sempre. L’accusa è diretta al governo Meloni e in particolare al Ministro Salvini, colpevoli secondo il parlamentare di continuare a gettare fumo negli occhi dei cittadini.
Il progetto tiene in ostaggio 13,5 miliardi di euro di denaro pubblico per un’opera che presenta problemi da ogni punto di vista. Nel frattempo, i cittadini siciliani, calabresi e di tutta Italia sono costretti a fare i conti con infrastrutture fatiscenti, strade dissestate e un servizio ferroviario caratterizzato da ritardi cronici.
La conclusione del vicepresidente M5S è netta: la pazienza dei cittadini è arrivata al limite e bisogna smettere di sperperare i soldi degli italiani.
