Di Luca Franceschi
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Il governo ha confermato oggi alla Camera, rispondendo a un’interpellanza, un dato allarmante sul ponte sullo Stretto: il progetto definitivo non esiste. Questa mancanza è all’origine della serie di cifre contraddittorie che il Ministro Salvini ha fornito negli ultimi tre anni, così come della reticenza ripetuta a coinvolgere il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nelle valutazioni dell’opera.
In assenza di un progetto concreto, la stima di 13,5 miliardi di euro per la realizzazione dell’infrastruttura risulta completamente arbitraria e priva di fondamento tecnico.
Nel corso dell’interpellanza sono stati richiesti chiarimenti sui rilievi sollevati dalla Corte dei Conti, che ha bocciato l’approvazione del Cipess. Le criticità evidenziate riguardano principalmente due aspetti: l’assenza di una nuova gara d’appalto, necessaria alla luce dei costi più che raddoppiati rispetto al progetto originario, e la mancata chiarificazione della questione geologica relativa alla faglia sismica presente nell’area. Su nessuno di questi punti il governo ha fornito risposte concrete.
Il bilancio complessivo dell’azione del Ministro Salvini viene descritto come fallimentare su molteplici fronti: dal ponte sullo Stretto alle infrastrutture olimpiche, dai ritardi cronici dei treni al Piano Casa, dal caos taxi-ncc alle opere idriche. Si tratta di una sequenza di insuccessi che va oltre il semplice paragone con il Re Mida al contrario.
Per questi motivi viene rivolta una richiesta formale alla Premier Meloni: ritirare al Ministro Salvini la delega sul ponte sullo Stretto. Il gioco è bello quando dura poco, e se non verrà tolto questo incarico, sarà l’opposizione stessa a far emergere tutte le contraddizioni del progetto.
