Di Luca Franceschi
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Durante un’audizione parlamentare, il presidente di Anac Busia ha fornito chiarimenti importanti riguardo al nuovo decreto governativo sul ponte sullo Stretto di Messina. Secondo quanto emerso, il provvedimento non risolverebbe la questione fondamentale della necessità di una nuova gara d’appalto per la realizzazione dell’infrastruttura.
Permane infatti il rischio concreto che la spesa prevista superi il cinquanta per cento di quella originariamente stimata. Una criticità che solleva interrogativi sulla sostenibilità economica del progetto e sulla sua conformità alle normative europee sugli appalti pubblici.
L’amministratore delegato di Stretto di Messina Spa ha una visione diversa, sostenendo che tale rischio non sussiste poiché la spesa sarebbe influenzata dal meccanismo di indicizzazione dei prezzi. Tuttavia, resta da chiarire se questa posizione sarà condivisa dall’Unione Europea, che dovrà valutare la conformità dell’operazione con le proprie direttive.
La questione assume contorni ancora più preoccupanti considerando che il governo mantiene un’opzione su quindici miliardi di euro per un’opera la cui progettazione presenta ancora numerose incertezze. Come ha evidenziato la Corte dei Conti, i costi dell’intervento risultano decisamente sottostimati rispetto alla realtà.
Nel frattempo, Sicilia e Calabria necessitano di interventi urgenti e capillari su opere idriche, strade, ponti e ferrovie. Le due regioni si trovano nella paradossale situazione di vedere le proprie risorse destinate a un progetto controverso, mentre le infrastrutture essenziali continuano a deteriorarsi.
Nonostante le criticità evidenziate, i vertici della società incaricata della realizzazione dell’opera continuano a garantire che l’iter procedurale sarà completato entro l’estate. Una tempistica che appare ottimistica considerando le complessità normative e tecniche ancora da risolvere.
Le recenti consultazioni elettorali sembrano confermare un crescente scetticismo dei cittadini verso questo tipo di annunci, suggerendo una maggiore consapevolezza dell’opinione pubblica rispetto alle promesse di grandi opere infrastrutturali senza solide basi progettuali ed economiche.
