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M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «PIL, SIRONI (M5S): SENZA TRANSIZIONE ENERGETICA L’ITALIA RESTA FERMA E PIÙ POVERA»

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16.00 - giovedì 21 maggio 2026

Di Luca Franceschi
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L’Italia sta rallentando mentre il resto d’Europa prova a ripartire. I numeri della Commissione europea raccontano una verità che il governo continua a negare: nel 2027 il nostro Paese sarà ultimo nell’Unione europea per crescita del PIL, con appena lo 0,6%. Il dato più grave è che questo declino arriva mentre l’esecutivo continua a ostacolare proprio uno dei pochi grandi motori di sviluppo che l’Italia avrebbe a disposizione: la transizione energetica.

Da tre anni si assiste a una politica contraddittoria e senza visione. Da una parte famiglie e imprese vengono schiacciate dal caro energia, dall’altra si cambiano regole in corsa, si creano incertezze normative sulle Comunità Energetiche Rinnovabili e si continua a dipendere dai combustibili fossili e dalle importazioni energetiche.

La Commissione europea evidenzia chiaramente che rallentano consumi e investimenti. Ma è inevitabile in un Paese che continua a pagare bollette energetiche più alte rispetto a gran parte dei competitor europei. Senza energia competitiva non esiste politica industriale. E senza investimenti massicci in rinnovabili, accumuli, reti intelligenti ed efficienza energetica, l’Italia resterà strutturalmente più fragile, meno produttiva e più dipendente dall’estero.

Nel 2027, esaurita la spinta del PNRR, la stessa Commissione prevede un rallentamento degli investimenti. Questo significa che il governo non sta costruendo un’economia capace di camminare sulle proprie gambe. Sta semplicemente vivendo di rendita sui fondi europei senza trasformarli in una strategia industriale moderna e sostenibile.

Intanto le famiglie perdono potere d’acquisto, i salari restano indietro rispetto all’inflazione e il debito continua a crescere. È il fallimento di un modello che ha scelto la propaganda invece della pianificazione.

L’Italia con il governo Meloni ha perso anni preziosi e di questo si pagano e si pagheranno le conseguenze. Ma non esiste alternativa agli investimenti in rinnovabili, accumuli e reti intelligenti. La transizione energetica oggi non è solo una scelta ambientale: è politica industriale, competitività economica e sicurezza nazionale. Continuare a rallentarla significa lasciare il Paese più povero, più dipendente e più fragile.

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