Di Luca Franceschi
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Il ministro Salvini ha avuto la faccia tosta di dichiarare che è un peccato che le opposizioni non abbiano votato il Piano Casa del governo. Una affermazione che fa cadere le braccia, soprattutto se si considera che proviene dall’uomo che ha intimato alla propria maggioranza di ignorare la proposta ben più incisiva presentata dalle opposizioni, arrivata fino all’aula e condotta su un binario proprio dal ministro dei disastri.
A spalleggiare Salvini c’è sempre la premier Meloni, sempre più in modalità Ponzio Pilato rispetto ai continui flop che il leader della Lega inanella da un quadriennio. Che si tratti di treni in perenne ritardo, del ponte sullo Stretto, dei taxi o delle opere idriche, fa poca differenza.
Con questo Piano Casa, Salvini ha prodotto solo un salvadanaio, ma i soldi al suo interno dovranno essere messi dal prossimo governo. Si attende il leader della Lega a giugno prossimo con 60 mila mazzi di chiavi di altrettanti alloggi popolari, ma è lecito nutrire più di un dubbio sulla riuscita dell’operazione.
La verità è che Salvini è peggio di Totò Truffa, quando il principe della risata riuscì a vendere la fontana di Trevi a uno sprovveduto turista americano. Questo Piano al momento ha soli 970 milioni stanziati, circa un quindicesimo dello stanziamento del delirante ponte sullo Stretto.
Non c’è un euro in più per aiutare le famiglie strozzate dagli affitti né gli inquilini morosi incolpevoli. C’è un commissario che non ha esperienza in materia, che prenderà uno stipendio degno di un attaccante di Champions League, ma organicissimo alla Lega di Salvini o a quel che ne resta.
A parte gli aiuti a chi sguazza nella speculazione edilizia, il decreto legge è un guscio vuoto. Gli italiani ne sono perfettamente consapevoli.
Così si è espressa la capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Ambiente, Daniela Morfino.
