Di Luca Franceschi
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Durante l’esame della proposta di legge del CNEL sulla cosiddetta “fraternità umana nei luoghi di lavoro”, si è verificato un fatto che il Movimento 5 Stelle definisce di grande rilevanza politica. La maggioranza che in precedenza aveva abolito il Reddito di cittadinanza ha dato il via libera a un emendamento pentastellato che introduce tra i principi della legge l’adozione di misure finalizzate al sostegno del reddito, all’inclusione sociale, al rispetto della dignità della persona e al contrasto della povertà, tenendo conto della soglia di povertà individuata dall’ISTAT.
Il capogruppo del M5S in commissione Lavoro alla Camera Dario Carotenuto ha commentato l’approvazione sottolineando come si tratti di un fatto politico di enorme portata e di una clamorosa smentita di anni di propaganda contro il Reddito di cittadinanza. Dopo aver smantellato la principale misura di contrasto alla povertà del Paese e aver dipinto chi riceveva un sostegno economico come un fannullone, la maggioranza riconosce oggi nero su bianco quanto sostenuto da sempre dal Movimento: la Repubblica deve garantire sostegno al reddito, inclusione sociale, dignità della persona e contrasto alla povertà.
L’emendamento approvato richiama direttamente l’articolo 36 della Costituzione e impegna ad adottare misure finalizzate al sostegno del reddito tenendo conto della soglia di povertà calcolata dall’ISTAT. Si tratta esattamente del principio che ha ispirato le grandi misure di protezione sociale in tutti i Paesi avanzati.
Carotenuto ha rivolto al Governo una domanda precisa: se il sostegno al reddito è un principio costituzionale da inserire nelle leggi dello Stato, perché è stato cancellato il Reddito di cittadinanza? Secondo il parlamentare pentastellato, la realtà ha smentito la propaganda: l’aumento delle fragilità sociali, del lavoro povero e delle disuguaglianze ha costretto anche chi combatteva ideologicamente queste misure a fare marcia indietro.
L’approvazione di questo emendamento certifica un dato politico inequivocabile: il sostegno al reddito non è più un tabù ma un principio che la stessa maggioranza oggi riconosce. Il M5S annuncia che continuerà a battersi affinché questo riconoscimento non resti una formula vuota ma si traduca in strumenti concreti e universali di contrasto alla povertà, perché la dignità delle persone non può dipendere da slogan elettorali o convenienze del momento.
Chi ieri aboliva il sostegno al reddito, oggi ne approva il principio. Per il Movimento 5 Stelle si tratta di una vittoria della coerenza e una sconfitta della propaganda.
