Di Luca Franceschi
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Il referendum ha parlato chiaro e con forza. La vittoria del NO è stata netta e non lascia spazio a interpretazioni o letture di comodo. Si tratta di una bocciatura politica piena, non solo di una riforma della giustizia oggettivamente sbagliata, ma anche di mesi di propaganda martellante, caratterizzata da semplificazioni, slogan e forzature.
L’esecutivo aveva trasformato questa consultazione referendaria in un test su sé stesso e gli italiani hanno dato la loro risposta. Hanno chiarito che quella riforma è sbagliata, che le priorità del Paese sono altre e che la strada intrapresa non è quella giusta.
Mentre si consumavano energie politiche su una riforma della giustizia considerata folle, il Paese reale si muoveva in tutt’altra direzione. L’economia rallenta, le famiglie attraversano difficoltà economiche e le imprese subiscono forti pressioni. Di fronte a questo scenario, la risposta del Governo è stata uno sconto sulle accise della durata di soli 20 giorni, giusto il tempo necessario per arrivare al voto.
Si è trattato di una misura spot, più utile per la propaganda che per offrire un sollievo concreto ai cittadini. Nel frattempo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che doveva rappresentare la grande opportunità per il rilancio del Paese, viene sprecato tra ritardi, incertezze e mancanza di una visione strategica chiara.
Il rischio concreto che si profila all’orizzonte è quello di trovarsi sull’orlo della recessione. Dopo quattro anni di governo, il bilancio appare evidente: nessuna riforma strutturale efficace è stata realizzata, non si è delineata alcuna strategia industriale e non sono state fornite risposte solide alle crisi che stanno attraversando il Paese.
A tutto questo si aggiunge oggi un dato politico di peso significativo: questa maggioranza esce dal referendum indebolita e, per certi versi, delegittimata. Il segnale arriva anche dai territori dove storicamente il consenso per il Governo è più forte: molti elettori non hanno seguito le indicazioni dell’esecutivo, mentre altri hanno semplicemente smesso di crederci.
Quando si spezza questo rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni, non è sufficiente far finta di niente. È necessaria una riflessione politica seria e bisogna prendere atto della realtà dei fatti.
Un Paese che cambia direzione non può essere guidato da un Governo che appare fermo, debole e ripiegato su sé stesso. La situazione richiede una risposta all’altezza delle sfide che il Paese sta affrontando.
