Di Luca Franceschi
///
Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli ha sollevato pesanti critiche sulla gestione governativa del programma SAFE e sulle scelte di politica economica dell’esecutivo, denunciando contraddizioni e una pianificazione orientata esclusivamente al calendario elettorale.
Secondo Patuanelli, all’interno del Governo regna la confusione più totale. Il vicepremier Tajani ha annunciato in Parlamento che l’Italia avrebbe utilizzato 14,9 miliardi dal programma SAFE, per poi correggere immediatamente il tiro precisando che si tratta di fondi semplicemente “prenotati” e che forse ne verranno utilizzati solo sei, sette, otto o nove miliardi. Il ministro Crosetto ha definito la scelta come puramente tecnica, mentre Borghi ha chiarito che non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva e che spetterà al Parlamento pronunciarsi. In poche ore si è passati da un annuncio di decisione presa a un “forse ne useremo una parte”, fino ad arrivare a un “non abbiamo deciso nulla”. Una situazione definita surreale dal rappresentante pentastellato.
Patuanelli ha voluto fare chiarezza sulla natura del programma SAFE, sottolineando che non si tratta affatto di denaro regalato all’Italia dall’Europa, ma di un prestito. Se questi fondi verranno utilizzati per finanziare spese militari già previste, come sostiene il ministro Crosetto, andranno semplicemente a sostituire una parte dei titoli di Stato che il Paese avrebbe dovuto comunque emettere. Cambierà quindi il creditore, ma il debito non scomparirà affatto.
La vera questione politica riguarda invece le deroghe europee e il conseguente aumento del deficit. Le spese militari rimarranno iscritte nei conti pubblici e continueranno ad aumentare sia il deficit che il debito nazionale. Bruxelles consentirà soltanto di deviare temporaneamente dal percorso di rientro concordato. Ed è proprio qui che entra in gioco il fatidico limite del 3%.
Il ministro Giorgetti ha compresso ogni tipo di intervento e aumentato il carico fiscale sui cittadini italiani per cercare di mantenere il deficit al di sotto del 3% nel 2025 e nel 2026, con l’obiettivo di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo. Una volta raggiunto questo traguardo, però, il Governo intende sfruttare le deroghe concesse per tornare ad aumentare il deficit nel 2027 e nel 2028. La strategia è chiara: oggi si stringono i cordoni della borsa a danno dei cittadini, domani, proprio nell’anno elettorale, ci si prepara a riaprirli soprattutto per le spese militari.
Il ministro Crosetto ha già tracciato un percorso che prevede lo 0,3% del PIL nel 2027 e lo 0,6% nel 2028 per la Difesa, corrispondenti a circa 7 miliardi il primo anno e quasi 15 il secondo, per un totale di quasi 22 miliardi nel biennio. Considerando anche i margini indicati per il settore energetico, se venissero utilizzati integralmente, il nuovo deficit potrebbe raggiungere circa 14 miliardi nel 2027 e 22 miliardi nel 2028, per un totale complessivo di oltre 36 miliardi. Pur non trattandosi ancora di cifre formalmente deliberate, questa è la capacità potenziale di indebitamento che il Governo si sta preparando ad aprire.
Nel frattempo, ha proseguito Patuanelli, il gasolio ha raggiunto i 2,18 euro al litro sulla rete ordinaria e i 2,25 euro in autostrada, ma a Palazzo Chigi questa emergenza sembra sostanzialmente non interessare, dato che per la difesa ci si prepara ad aprire quasi 22 miliardi di nuovo deficit. Sta ai cittadini giudicare quali siano le vere priorità di questo Governo.
Il disegno appare evidente: arrivare all’anno elettorale con circa 14 miliardi di deficit potenziale, rinviandone altri 22 al 2028. Il Governo potrebbe perfino ipotecare già durante la campagna elettorale una parte dei margini previsti per il 2028, annunciando nel 2027 misure destinate a produrre effetti soltanto nell’anno successivo.
La conclusione del vicepresidente pentastellato è netta: questo esecutivo ha scelto la strada del debito e ha calibrato ogni mossa sul calendario elettorale, senza avere alcun progetto concreto, alcuna priorità reale e alcun riguardo per i cittadini che da quattro anni subiscono tagli e tasse.
