Di Luca Franceschi
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Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha espresso il proprio sostegno all’introduzione dei piccoli reattori nucleari modulari (SMR) nelle aree industriali italiane, arrivando a prospettare la loro installazione persino all’interno delle fabbriche, con l’obiettivo di ridurre i costi energetici per le imprese. A questa proposta ha risposto con fermezza il deputato del Movimento 5 Stelle Enrico Cappelletti, sollevando una serie di interrogativi sulla reale fattibilità e convenienza di tale soluzione.
Cappelletti ha chiesto al presidente di Confindustria di indicare un esempio concreto a livello mondiale dove siano stati realizzati impianti SMR che abbiano effettivamente portato a una riduzione dei costi energetici per le imprese. Il parlamentare pentastellato ha inoltre evidenziato una contraddizione di fondo: come si può affermare che gli SMR faranno diminuire i costi dell’energia quando tutti i principali centri studi nazionali e internazionali, a partire da Bankitalia, sostengono esattamente il contrario.
Il deputato ha poi posto questioni cruciali sul piano economico e finanziario. Chi sosterrebbe i costi di questi impianti? Chi garantirebbe i crediti necessari per gli investimenti e l’acquisto dell’energia prodotta a prezzi multipli? Esiste davvero un’azienda in Italia disposta ad assumersi il rischio di investire sugli SMR senza l’intervento dello Stato?
Cappelletti ha riconosciuto che l’Italia effettivamente paga l’energia più cara d’Europa, ma ha chiesto come sia possibile continuare a fidarsi delle scelte della premier Meloni in materia di politica energetica, considerato che da quando è al Governo il Paese ha registrato 35 mesi consecutivi di calo della produzione industriale.
Il deputato del M5S ha ribadito che abbassare il costo dell’energia in Italia è senza dubbio una priorità, ma ha posto un interrogativo fondamentale: se il nucleare fosse davvero la soluzione, perché da 40 anni a questa parte la sua quota a livello globale si sta costantemente riducendo?
A sostegno della propria tesi, Cappelletti ha portato l’esempio della Spagna. Quando Meloni è salita al Governo, il costo dell’energia in Spagna era paragonabile a quello italiano, nonostante il Paese iberico disponesse già del nucleare. La Spagna ha chiuso due dei suoi impianti nucleari e ha programmato la dismissione degli altri cinque nei prossimi anni. Contemporaneamente, per quattro anni ha investito massicciamente nelle fonti energetiche rinnovabili, lo stesso periodo in cui il governo Meloni investiva nel gas con il plauso di Confindustria. Oggi le aziende spagnole pagano l’energia la metà di quelle italiane.
Il parlamentare ha quindi chiesto: chi ha completamente sbagliato e continua a sbagliare le proprie politiche energetiche, il premier spagnolo Sanchez o la presidente del Consiglio italiana Meloni?
Cappelletti ha espresso disappunto per la posizione assunta da Confindustria. Da un’organizzazione che rappresenta le imprese italiane ci si sarebbe aspettati una visione concreta e orientata verso soluzioni realizzabili, con un impatto rapido e significativo sui prezzi dell’energia. Risulta invece difficile comprendere perché si scelga di schierarsi a favore di quello che il deputato definisce un azzardo economico, basato su una prospettiva che poggia su tecnologie non ancora mature e che potrebbero non concretizzarsi mai, quando esistono già soluzioni tecnologiche economiche e sicure per ridurre il costo dell’energia.
Il deputato del Movimento 5 Stelle ha concluso invitando a concentrare gli sforzi sullo sblocco dei 131 gigawatt di impianti rinnovabili attualmente in attesa di autorizzazione e dimenticati nei cassetti ministeriali. Il problema del costo dell’energia eccessivamente elevato, ha sottolineato Cappelletti, deve essere risolto e risolto subito, attraverso strumenti già disponibili e comprovati.
