(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“La vertenza Natuzzi non può essere affrontata solo con ammortizzatori sociali. Il vero nodo politico e industriale è il reshoring, il rientro in Italia delle produzioni oggi realizzate all’estero”. Lo dichiara l’onorevole pugliese Patty L’Abbate a fine del tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
“Con oltre 1.800 lavoratori ancora in cassa integrazione tra Puglia e Basilicata, è evidente che senza riportare volumi produttivi negli stabilimenti di Altamura, Santeramo, Laterza e Matera non si risolverà strutturalmente la crisi.
Gli investimenti annunciati dall’azienda – circa 17 milioni di euro l’anno per tre anni – devono tradursi in più produzione e più lavoro in Italia.
Chiedo al Governo di sostenere concretamente il reshoring con strumenti mirati, vincolando eventuali incentivi pubblici a impegni occupazionali chiari e verificabili.
Non possiamo accettare che si continui a ricorrere alla cassa integrazione mentre parte della produzione resta delocalizzata.
Difendere Natuzzi significa difendere un distretto strategico del Sud e competenze costruite in decenni.
Il reshoring non è uno slogan: è la condizione indispensabile per garantire futuro ai lavoratori e stabilità al territorio”. Conclude L’Abbate.
