Di Luca Franceschi
///
I dati sulla natalità diffusi oggi dall’Istat delineano un quadro preoccupante per il futuro demografico dell’Italia. Nel 2025 il tasso di fertilità è sceso a 1,14 figli per donna, stabilendo un nuovo record negativo nella storia del Paese.
Le cifre evidenziano un trend in continuo peggioramento: le nascite registrano una diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente, mentre parallelamente si osserva un progressivo innalzamento dell’età media al momento del parto, che ha raggiunto i 32,7 anni.
Secondo Carmen Di Lauro, deputata del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali, non si tratta di una semplice questione legata alla “poca voglia di fare figli”, come alcuni tendono a semplificare il fenomeno. La parlamentare sottolinea invece come ci si trovi di fronte a un problema di natura strutturale che coinvolge l’intera società italiana.
Le donne nel nostro Paese si trovano costrette a rimandare o addirittura rinunciare alla maternità principalmente per ragioni legate al mondo del lavoro. Chi decide di avere un figlio spesso deve affrontare il rischio concreto di perdere il proprio impiego, creando una situazione di incompatibilità tra carriera professionale e progetti familiari.
In questo contesto particolarmente difficile, la preservazione della fertilità attraverso tecniche mediche avanzate rappresenta un’opzione che rimane accessibile solo a chi può permettersela economicamente. Il costo di migliaia di euro per la crioconservazione degli ovociti esclude una grande parte delle donne italiane da questa possibilità.
La deputata pentastellata ha presentato una proposta di legge specifica sul cosiddetto social freezing, con l’obiettivo di democratizzare l’accesso a questa procedura medica. L’iniziativa legislativa mira a rendere la crioconservazione degli ovociti completamente gratuita all’interno del Servizio Sanitario Nazionale per le donne di età compresa tra i 27 e i 35 anni.
Il progetto prevede inoltre la garanzia di un’informazione adeguata e capillare su tutto il territorio nazionale, insieme alla creazione di strutture sanitarie facilmente accessibili in ogni regione. L’obiettivo è trasformare quello che oggi rappresenta un privilegio economico in un diritto fondamentale per tutte le donne italiane.
La proposta si inserisce in un dibattito più ampio sulle politiche per la natalità e sulla necessità di creare le condizioni strutturali che permettano alle donne di conciliare aspirazioni professionali e desiderio di maternità, senza dover necessariamente scegliere tra le due opzioni.
