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M5S – MOVIMENTO 5 STELLE * PARLAMENTO: «MATTEOTTI, AURIEMMA (M5S): SUO PENSIERO MONITO PER CHI OGGI RAPPRESENTA CITTADINI NELLE ISTITUZIONI»

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14.58 - mercoledì 27 maggio 2026

Di Luca Franceschi
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Nel centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti, la Camera dei Deputati ha ospitato un momento di commemorazione particolarmente significativo. La vice presidente del gruppo M5S Carmela Auriemma ha voluto rendere omaggio alla memoria del deputato socialista partendo da una delle sue frasi più celebri: “Uccidete me, ma l’idea che è in me non la ucciderete mai”.

L’intervento ha acquisito un valore simbolico ancora più forte per il fatto di essere stato pronunciato proprio dallo scranno di Matteotti, lo stesso da cui il 30 maggio 1924 il deputato tenne il suo ultimo coraggioso discorso. In quella storica occasione, con grande libertà e determinazione, Matteotti denunciò i brogli elettorali e le violenze che avevano caratterizzato le elezioni del 6 aprile 1924, arrivando a chiederne l’annullamento. Un atto di coraggio che gli costò la vita.

Auriemma ha sottolineato come le battaglie e il pensiero di Matteotti rappresentino oggi non soltanto un modello di etica politica a cui guardare con ammirazione, ma soprattutto un ammonimento importante per comprendere le vicende storiche contemporanee. L’attacco alla piena tenuta della democrazia, alla Costituzione e ai valori in essa contenuti costituisce un’occasione politica per riaffermare con forza il pensiero del deputato socialista.

Secondo la parlamentare del Movimento 5 Stelle, riconoscere il fascismo come crimine non è una mera qualificazione giuridica, ma rappresenta una visione precisa del Paese che siamo e che vogliamo essere. Questo riconoscimento significa accettare l’esistenza di capisaldi fondamentali su cui poggia la nostra Repubblica democratica.

Il pensiero di Matteotti costituisce soprattutto un monito per chi oggi ha l’onore di rappresentare nelle istituzioni le speranze, i bisogni e le battaglie delle comunità che hanno affidato loro questo mandato. La responsabilità verso le nuove generazioni, ha concluso Auriemma, impone di consegnare ai giovani non la rassegnazione ma il coraggio, non il silenzio ma la voce, non la condizione di sudditi ma la consapevolezza di essere cittadini liberi, protagonisti del proprio destino e artefici del cambiamento che il Paese attende.

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