Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle esprime comprensione per le perplessità manifestate dal Comune di Corleone riguardo alla concessione dell’obbligo di dimora nel territorio corleonese a Maria Concetta Riina, figlia del superboss Totò Riina, e al marito Antonio Ciavarello, al posto della misura cautelare in carcere.
L’amministrazione comunale siciliana ha giustamente ricordato di aver richiesto, anche in occasione della commemorazione della Strage di Capaci, un intervento legislativo puntuale finalizzato a impedire che soggetti condannati per mafia possano fare ritorno nei territori di provenienza.
Da tre anni si assiste invece al ritorno seriale di boss irriducibili nei loro territori siciliani dopo l’uscita dal carcere.
In questo contesto allarmante si inserisce la legge del governo Meloni sulla revisione dell’ergastolo ostativo che ha respinto tutti gli emendamenti proposti dal M5S per limitare l’uscita dal carcere solo ai casi di effettivo e verificato ravvedimento, di ripudio del codice culturale mafioso e di rivelazione del patrimonio illegale occulto sfuggito alla confisca, evitando così di peggiorare il quadro sociale.
Il ritorno sul territorio di esponenti del gotha mafioso viene percepito dalla società civile come un segnale demotivante e dalla mafia come premiante per chi sa tenere la bocca chiusa.
Il Comune di Corleone segnala anche il preoccupante ritorno alla prepotenza del metodo mafioso.
La situazione è esattamente questa: stanno tornando a passo di carica i proiettili, le intimidazioni e la prepotenza della mafia di strada.
Parallelamente, prolifera quella dei colletti bianchi che ha anche raccolto i segnali della destra al governo: la liberalizzazione dei subappalti a cascata e degli affidamenti diretti, la cancellazione dell’abuso d’ufficio, l’indebolimento delle intercettazioni e altre norme scellerate che hanno fatto ringalluzzire i clan e i comitati d’affari.
