Di Luca Franceschi
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La Sardegna ha compiuto un importante passo avanti nella tutela dei diritti dei lavoratori con l’approvazione della legge regionale che introduce il salario minimo negli appalti pubblici. L’iniziativa rappresenta una svolta significativa nella lotta contro il dumping contrattuale e per garantire maggiore stabilità lavorativa.
La nuova normativa stabilisce una soglia minima di 9 euro per tutti i contratti di appalto e concessione collegati alla Regione, agli enti locali e all’intero sistema pubblico allargato. L’intervento mira a contrastare quelle pratiche che hanno spesso portato alla compressione del costo del lavoro, danneggiando la dignità delle persone che prestano servizio.
Secondo il deputato M5S sardo Mario Perantoni, si tratta di una misura concreta che rispetta le indicazioni della Corte Costituzionale e che è stata elaborata con particolare attenzione alla sostenibilità economica. La legge dimostra come sia effettivamente possibile migliorare le condizioni dei lavoratori attraverso azioni concrete, senza ricorrere a mere operazioni di comunicazione.
Il parlamentare ha sottolineato come il centrodestra abbia invece adottato un approccio diverso sulla questione, trasformando il dibattito politico in una competizione al rialzo caratterizzata da proposte considerate poco realistiche dal punto di vista dell’attuazione pratica.
L’approvazione di questa legge regionale rappresenta un esempio di come sia possibile coniugare la tutela dei diritti dei lavoratori con il rispetto della legalità e la ricerca della qualità nel mondo del lavoro. Un modello che, secondo Perantoni, dovrebbe essere seguito a livello nazionale per rispondere alle esigenze del Paese in materia di politiche del lavoro.
