Di Luca Franceschi
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Il deputato del Movimento 5 Stelle ha lanciato dure critiche durante il dibattito parlamentare, denunciando quello che definisce un attacco sistematico al diritto internazionale che sta mettendo a rischio la stabilità mondiale ed europea.
Le dichiarazioni del Ministro della Difesa Crosetto hanno attirato particolare attenzione quando ha affermato che “a un’azione corrisponde una reazione di un livello superiore”. Secondo il capogruppo pentastellato, questa logica contraddice completamente i principi della deterrenza che il governo stesso sostiene attraverso le politiche di riarmo.
Ma è sul fronte della politica estera americana che arrivano le accuse più pesanti. Crosetto ha infatti commentato la presidenza Trump sostenendo che “dovrebbe avere collaboratori più coraggiosi” e che “uno dei problemi di questa presidenza è che nessuno osa contraddire il capo”.
Il parlamentare del M5S ha respinto questa analisi con forza, ribaltando la prospettiva: il vero problema non sarebbero i collaboratori di Trump, ma piuttosto i suoi alleati internazionali, in primis Giorgia Meloni. Il riferimento è esplicito all’atteggiamento del Premier italiano su diverse questioni controverse.
La critica si estende al silenzio mantenuto dalla Presidente del Consiglio sulla situazione di Gaza, al suo supporto verso le azioni americane in Venezuela considerate illegali, fino alla proposta di candidare Trump al Premio Nobel per la pace.
Sul fronte economico, il deputato ha lanciato l’allarme per quello che definisce un “lockdown energetico” che avrà ripercussioni pesanti su inflazione, salari e servizi pubblici. L’accusa al governo è di inazione deliberata, motivata secondo lui da interessi di parte.
Il riferimento è diretto ai legami tra il Ministro Crosetto e il settore dell’industria bellica. L’esponente pentastellato sostiene che gli unici a beneficiare dell’attuale situazione internazionale siano proprio coloro che producono armamenti, settore in cui il Ministro ha precedentemente operato.
In questo contesto, viene rivendicato il ruolo di Giuseppe Conte come unico leader politico che si sarebbe opposto alle pressioni internazionali, distinguendosi per una posizione di maggiore indipendenza rispetto alle dinamiche imposte dalle potenze straniere.
