(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“Sulla vertenza Ilva e sulle tante crisi industriali aperte nel Paese il Governo continua a muoversi a colpi di annunci e tavoli convocati, senza però fornire risposte concrete. Da oltre tre anni il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, moltiplica riunioni e passerelle istituzionali, mentre le questioni fondamentali rimangono irrisolte e i territori continuano a pagare.
Ilva è il caso più evidente, ma non l’unico: la crisi dell’automotive, il petrolchimico di Brindisi e molte altre situazioni sono allo stremo. Mancano una strategia industriale, un piano chiaro di investimenti e un minimo di visione sul futuro produttivo del Mezzogiorno e del Paese.
Oggi, durante il presidio davanti alla centrale Enel di Cerano, al quale abbiamo partecipato, abbiamo raccolto la preoccupazione dei lavoratori: cinquanta di loro hanno già ricevuto la lettera di licenziamento e dal primo gennaio saranno senza occupazione. È l’ennesima prova che mentre il ministro Urso convoca tavoli, le crisi si aggravano e i lavoratori vengono abbandonati. Di fronte a tutto questo, la Meloni continua a sostenere che va tutto bene.
Rivolgiamo quindi un appello chiaro al Governo: se non è in grado di mettere risorse, assumere decisioni e dare soluzioni sui dossier più urgenti — Ilva, petrolchimico, Enel, automotive — abbia almeno il coraggio politico di assumersene la responsabilità. Il Mezzogiorno non può continuare a essere il capro espiatorio dell’assenza di una politica industriale nazionale. Il rischio, ormai concreto, è una desertificazione economica, industriale e sociale che comprometterà intere comunità”.
Lo dichiara il senatore Mario Turco, vicepresidente e coordinatore del Comitato economia, imprese e lavoro del Movimento 5 Stelle.
