Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, ha lanciato pesanti accuse contro il governo Meloni durante una dichiarazione rilasciata a Roma.
Secondo Turco, il Presidente del Consiglio negli ultimi anni avrebbe svolto unicamente il ruolo di “pifferaio” e oggi in Parlamento avrebbe dimostrato chiaramente di essere un “impostore”. Il parlamentare pentastellato ritiene che proprio per questo motivo l’esperienza di governo sia ormai agli sgoccioli, fortunatamente per il Paese.
Il vicepresidente M5S ha criticato l’atteggiamento muscolare della premier, che si è esibita in un “io non scappo”, fingendo di non sapere che chi mente sistematicamente rappresenta un fuggitivo per eccellenza, essendo in perenne fuga dalla realtà.
Particolarmente dure le critiche rivolte alla gestione economica del governo. Turco ha evidenziato come Meloni abbia “incredibilmente sbandato” sull’economia, tentando di mascherare per l’ennesima volta una realtà che definisce drammatica.
Tra i dati negativi elencati dal senatore figurano una crescita zero da quattro anni consecutivi, con l’Italia ultima nel G20 per crescita. A questo si aggiunge il crollo della produzione industriale da tre anni consecutivi e salari reali ancora in arretramento rispetto al 2021.
La politica energetica viene definita fallimentare, accusata di mettere l’Italia al centro delle fibrillazioni e delle speculazioni dei mercati. La crisi energetica avrebbe portato il governo a produrre cinque decreti legge in poco più di un mese, tutti caratterizzati dall’assenza di risorse reali e dall’inutilità.
Secondo Turco, ogni decreto sarebbe stato approvato per mettere toppe a buchi precedenti, risultando insufficiente a coprire una voragine che si amplia sempre più.
Il parlamentare ha inoltre sottolineato come Meloni, non rendendosi conto del ridicolo di cui si coprirebbe, abbia tentato di aggrapparsi a borsa, spread e rating. Proprio questi ultimi appigli potrebbero rappresentare la pietra tombale su un’esperienza di governo che Turco considera finita, soprattutto dopo quella che definisce una “batosta referendaria” e i dati drammatici dell’economia reale.
