Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario, ha rilasciato dure dichiarazioni nei confronti del governo Meloni, definendo le recenti posizioni della premier una “plateale ammissione di fallimento delle politiche economiche ed energetiche” portate avanti fino ad oggi.
Secondo Turco, le parole pronunciate dalla presidente del Consiglio rappresentano “la pietra tombale su quanto la stessa premier ha fatto e detto in questi 4 anni”. Il riferimento è alla richiesta di sospensione del Patto di stabilità, sollecitata anche dal ministro Giorgetti, nonostante Meloni avesse in passato definito il Patto stesso come “migliorativo”.
Il senatore pentastellato ha ricordato come il sottosegretario Fazzolari avesse presentato ai parlamentari di Fratelli d’Italia tabelle e numeri per sostenere che il nuovo Patto avrebbe liberato 35 miliardi di risorse nuove. “Una baggianata di proporzioni colossali”, ha commentato Turco, sottolineando come oggi questa posizione venga “disintegrata dalla tardiva e penosa questua governativa sulla sospensione del Patto stesso”.
Anche sul fronte energetico e del conflitto russo-ucraino, il vicepresidente M5S ha evidenziato quella che considera un’altra ammissione di fallimento. Turco ha osservato come Meloni affermi che la pressione economica sulla Russia sia ancora efficace, mentre allo stesso tempo si augura che il conflitto si risolva prima del primo gennaio 2027, data in cui scatterà il definitivo bando europeo sul gas russo.
“A parte il fatto che l’economia russa è stata in questi anni ed è ancora oggi più resiliente di quella italiana e di molti altri Paesi europei”, ha precisato il senatore, aggiungendo che la premier sa bene come l’Unione Europea stia ancora acquistando gas russo e ora “si sveglia sperando che la guerra finisca affinché Ue e Italia si facciano definitivamente riaprire tutti i rubinetti da Mosca”.
Turco ha rivendicato la posizione del Movimento 5 Stelle che, fin da febbraio 2022, dallo scoppio del conflitto tra Mosca e Kiev, ha invocato “la necessità di ogni sforzo diplomatico possibile e immaginabile per far finire una guerra che faceva e fa ancora malissimo all’economia italiana”.
In chiusura, il vicepresidente M5S ha accusato Meloni di arrivare “tardi su tutto”, sostenendo che il suo governo non può essere quello a “rimettere insieme i cocci di un Paese che si appresta a entrare in recessione”.
