Di Luca Franceschi
///
Il sistema informatico del ministero della Giustizia è completamente bloccato da due giorni. L’infrastruttura su cui si basano i servizi del processo digitale civile e di quello penale ha smesso di funzionare, provocando un disservizio di portata eccezionale e di durata inaccettabile.
Questo grave episodio si aggiunge a problematiche strutturali che affliggono da anni il comparto digitale della Giustizia italiana. Le carenze delle infrastrutture informatiche erano già state segnalate in più occasioni, da ultimo durante l’esame del parere della commissione giustizia al Senato sul Documento di Finanza Pubblica.
Nel nostro Paese magistrati, avvocati e tutti gli operatori del settore giustizia si trovano spesso a lavorare in condizioni inaccettabili, talvolta senza nemmeno disporre di una connessione internet adeguata. Il processo penale telematico, che avrebbe dovuto rappresentare una svolta nella modernizzazione del sistema, ha invece collezionato una serie di false partenze e mancate promesse.
Il ministro Nordio, dopo aver impiegato oltre tre anni per perseguire l’impunità dei colletti bianchi e per portare avanti una riforma costituzionale poi respinta dai cittadini attraverso il referendum, aveva assicurato che si sarebbe concentrato esclusivamente sull’efficienza della macchina della Giustizia. I primi risultati di questo impegno si stanno rivelando fallimentari, in linea con quanto già verificatosi in precedenza.
L’auspicio è che almeno nella parte finale di questa legislatura il governo adotti provvedimenti sensati e concreti per evitare che l’intero apparato giudiziario finisca paralizzato. In caso contrario, appare sempre più fondato il sospetto che si tratti di un’inefficienza non casuale ma pianificata.
