(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Stare dentro, ma anche spingersi fuori. Sentirsi al sicuro in uno spazio protetto, ma allo stesso tempo sognare di andare oltre. Sembra questa la disposizione d’animo comune di chi abita una delle città più singolari della Toscana: un modo di pensare e di agire che affonda le radici nella sua stessa conformazione urbanistica.
Un luogo raccontato da Gemma Giorgini e Vittorio Rizzo in “Lucca drento e fora”, in onda mercoledì 29 giugno alle 23.40 su Rai 5 per “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Circondata da un’imponente cinta muraria di 4 chilometri, Lucca si presenta come un antico gioiello di straordinaria bellezza. Le sue mura cinquecentesche sono l’unico esempio in Europa di fortificazione rinascimentale rimasto intatto fino ai giorni nostri.
Nate come strumento di difesa, anche se di fatto mai attaccate, hanno rappresentato un tale deterrente contro i nemici da permettere alla città di rimanere indipendente per secoli. Non a caso, la parola Libertas è impressa in diversi punti della cinta muraria, a testimoniare il desiderio di autonomia che ha da sempre contraddistinto la gente di Lucca. Ma se da un lato le mura stringono la città in un grande abbraccio protettivo, dove lo stare drento, come dicono qui, è rassicurante e non comporta rischi, dall’altro, possono risultare opprimenti e limitanti. Aspetto colto subito dal giovane Ungaretti, all’inizio del secolo scorso. Ed ecco allora la spinta a uscire fora, varcando quel confine per aprirsi al mondo. Così, a due passi dall’arborato cerchio, come D’Annunzio chiamava la cinta muraria, ci si può perdere nei paesini, nelle campagne incontaminate e nelle ville fiabesche in stile Versailles della Piana di Lucca, modellata dal fiume Serchio. E, ancora oltre, nell’intera Lucchesia: un territorio che si spinge fino alle zone collinari e alle montagne circostanti.
Sospeso in questa oscillazione tra il drento e il fora, il viaggio di Gemma Giorgini e Vittorio Rizzo nella città di Lucca e nei suoi dintorni non poteva risolversi per l’una o l’altra parte. Così, tra magnifiche architetture medievali e rinascimentali, è passato più volte di qua e di là, raccogliendo le varie voci della sua anima, per certi versi gelosa e conservatrice, per altri protesa verso il cambiamento e la dimensione internazionale. Una dualità che si riscontra, alternativamente, ma in qualche caso anche contemporaneamente, in tutte le persone incontrate lungo il cammino. Che siano storici scanzonati o eredi di famiglie nobiliari; collanti di milioni di emigrati lucchesi o psicoterapeuti viaggiatori; ricamatrici di fotografie o narratori etnobotanici; irriverenti allenatori di calcio o coreografi visionari; collezionisti d’arte, traduttrici di fama mondiale, baritoni, musicisti ispirati all’arte del riciclo e originali produttori di vino, Lucca emerge nella sua complessità e nei suoi chiaroscuri come un unicum in Toscana: incredibilmente bella ed elegante, parsimoniosa e diffidente, eppure sempre garbata e in qualche modo pronta a raccogliere i richiami del mondo intero, acquattato sotto le sue mura.
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