Di Luca Franceschi
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L’ennesimo incidente avvenuto nella notte presso lo stabilimento ex Ilva di Taranto riporta all’attenzione una realtà allarmante che viene denunciata da tempo: nonostante i numerosi tavoli di confronto, gli annunci e le promesse formulate, per i lavoratori la situazione non registra miglioramenti significativi. Il rischio di infortuni gravi e di morti sul lavoro continua a mantenersi su livelli drammaticamente elevati.
Dopo ogni incidente si assiste alle consuete ritualità, ma è necessario avere il coraggio di riconoscere che esiste un problema di natura strutturale che riguarda la sicurezza, la manutenzione e l’organizzazione del lavoro all’interno dello stabilimento. Quando un operaio di 60 anni si trova costretto a lavorare durante il turno notturno in un contesto ad alto rischio industriale, utilizzando mezzi dei quali oggi si chiede venga fatta piena chiarezza sotto il profilo manutentivo, ciò significa che il sistema continua a scaricare sui lavoratori il peso di ritardi di carattere industriale e gestionale.
Viene richiesto che venga fatta immediatamente luce sull’accaduto e, più in generale, sul reale stato di sicurezza degli impianti. Sono necessarie verifiche rigorose sulle condizioni operative, sulla manutenzione dei mezzi e sull’organizzazione dei turni di lavoro.
Si rende inoltre necessario un monitoraggio straordinario dell’intero stabilimento, con particolare attenzione all’impiego dei lavoratori più anziani nelle mansioni maggiormente usuranti e pericolose. Il Governo deve smettere di raccontare una normalità che non esiste.
Quando gli incidenti si ripetono con questa frequenza significa che il problema non è di natura episodica, ma sistemica. Da quattro anni il ministro Adolfo Urso parla della “fabbrica più sicura del mondo”, ma i risultati concreti non si vedono.
Si continua a evocare rilancio, decarbonizzazione e transizione produttiva, mentre la realtà è che si stanno disperdendo miliardi di euro di risorse pubbliche senza un adeguato controllo, senza trasparenza e senza risultati concreti sulla sicurezza e sul futuro del territorio.
Una parte del mondo confindustriale continua inoltre a presentare il rilancio siderurgico come unica prospettiva per Taranto e per i suoi giovani. Ma la città è cambiata profondamente.
I giovani tarantini aspirano alle stesse opportunità offerte in altri territori, non a dover scegliere tra salute, disoccupazione e lavoro in un altoforno. Taranto ha diritto a uno sviluppo diverso, sostenibile e compatibile con la salute, la sicurezza e la dignità delle persone.
