Di Luca Franceschi
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Il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, ha lanciato dure accuse nei confronti di Carlo Calenda e del ministro Urso sulla gestione della crisi dell’ex Ilva di Taranto.
Secondo Turco, Calenda non ha alcun diritto di impartire lezioni alla città pugliese, essendo egli stesso uno dei responsabili del fallimento del polo siderurgico. Il parlamentare pentastellato ha ricordato come il disastro industriale porti anche la firma dell’ex ministro dello Sviluppo economico, citando le scelte strategiche legate al carbone, all’arrivo di Mittal, al mantenimento di impianti obsoleti e a un modello economico che si è rivelato insostenibile.
Il vicepresidente M5S ha sottolineato come i costi di questo fallimento siano stati scaricati sui lavoratori, sulle imprese dell’indotto e sui cittadini tarantini, mentre Calenda viene indicato come uno dei principali responsabili politici del vicolo cieco in cui la città si è trovata.
Turco ha evidenziato che una svolta era stata avviata durante il Governo Conte II, quando si era aperta la strada per la riconversione ecologica dello stabilimento. Tuttavia, questa traiettoria si è interrotta con i governi successivi, culminando con l’eliminazione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del miliardo di euro destinato ai forni elettrici a idrogeno verde, considerato uno snodo cruciale per la riconversione industriale.
Il senatore ha equiparato Calenda e Urso, definendoli “due facce della stessa medaglia”: il primo accusato di aver costruito il modello basato su carbone e Mittal, il secondo di stare perpetuando lo stesso approccio fallimentare, caratterizzato da continui rinvii, vendite che si rivelano illusorie, propaganda politica e l’assenza di una vera svolta dal punto di vista industriale, ambientale e sanitario.
Turco ha concluso ribadendo che Taranto non si è mai opposta al lavoro, ma ha rifiutato un modello produttivo tossico che ha generato inquinamento, malattie e morti tra la popolazione. Il vicepresidente M5S ha chiesto a Calenda di scusarsi pubblicamente con i cittadini tarantini, estendendo la stessa richiesta anche a Urso, alla presidente Meloni e all’intero governo, accusati di essere latitanti su tutte le questioni legate alla vertenza siderurgica.
