Di Luca Franceschi
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Le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, rappresentano una certificazione del fallimento della politica energetica portata avanti dal governo Meloni. Questa la posizione espressa dal senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e responsabile delle Politiche economiche e fiscali.
Se a partire dal 2027 il rischio concreto sarà quello di assistere a nuovi rincari del prezzo del gas e delle bollette, questo significa che durante questi anni non è stata elaborata una strategia efficace per assicurare sicurezza energetica e stabilità dei prezzi al Paese.
L’esecutivo ha fatto la scelta di posizionare l’Italia come hub europeo del gas, consolidando così la dipendenza dal gas naturale liquefatto che arriva dagli Stati Uniti e da altri Paesi fornitori. Si tratta di una decisione strategica profondamente errata, perché non elimina la dipendenza dalle fonti fossili ma si limita a trasferirla da un fornitore all’altro, lasciando famiglie e imprese completamente esposte alla volatilità dei mercati internazionali e alle crisi di natura geopolitica.
Lo stesso Descalzi conferma oggi che il problema centrale non riguarderà tanto la disponibilità del gas quanto piuttosto il suo prezzo. È esattamente quello che viene denunciato da tempo: se si continua a fondare la sicurezza energetica sul gas importato, si continuerà ad avere bollette elevate e un sistema produttivo che risulta meno competitivo rispetto ai partner internazionali.
La vera sovranità energetica si costruisce attraverso un’accelerazione sulle energie rinnovabili, sui sistemi di accumulo, sul potenziamento delle reti, sullo sviluppo delle comunità energetiche e sull’efficienza energetica sia in ambito industriale che abitativo.
Il governo Meloni ha invece scelto di investire prevalentemente sulla centralità del gas. Oggi anche l’allarme lanciato da Descalzi dimostra che quella strategia rischia di far pagare ancora una volta il conto salato a cittadini e imprese italiane.
