Di Luca Franceschi
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Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli interviene con durezza sul piano annunciato da Electrolux, definendolo un vero e proprio massacro sociale piuttosto che una strategia industriale. L’azienda ha comunicato millesettecento esuberi, che rappresentano quasi il quaranta per cento della forza lavoro presente in Italia, con la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e pesanti conseguenze per tutti gli altri siti produttivi nel Paese.
Secondo Patuanelli si tratta di una scelta inaccettabile che fa ricadere sui lavoratori e sulle loro famiglie il peso di strategie industriali sbagliate e dell’assenza totale di una politica industriale a livello nazionale.
Il parlamentare interviene anche in qualità di rappresentante del Friuli Venezia Giulia, regione direttamente colpita da questa vertenza. Lo stabilimento di Porcia, uno dei più importanti presìdi industriali del Nord Est e simbolo della manifattura italiana, è coinvolto nel piano di ridimensionamento annunciato dall’azienda. Quando si mette a rischio un sito di questa portata, sottolinea Patuanelli, non vengono colpiti soltanto i lavoratori, ma l’intero tessuto economico e sociale del territorio.
Il vicepresidente del M5S punta il dito contro il ministro Urso e il Governo Meloni, accusati di continuare a raccontare un Paese immaginario mentre la realtà è fatta di fabbriche che chiudono, produzioni che si riducono e ore di cassa integrazione che aumentano in modo preoccupante in tutta Italia.
Dall’elettrodomestico all’automotive, dalla siderurgia alla meccanica, ogni settimana si apre una nuova crisi industriale e ogni volta il Governo arriva tardi, senza strumenti e soprattutto senza una visione, conclude Patuanelli.
