Di Luca Franceschi
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I rappresentanti del Movimento 5 Stelle in commissione Giustizia al Senato hanno denunciato la dichiarazione di inammissibilità del loro emendamento al decreto Sicurezza, finalizzato a ripristinare il reato di abuso d’ufficio.
L’emendamento dei pentastellati mirava a reintrodurre una norma considerata fondamentale per l’ordinamento italiano, soprattutto alla luce della direttiva anticorruzione dell’Unione Europea che ne impone il ripristino.
Secondo i senatori del M5S, questa decisione della maggioranza e del governo rappresenta di fatto un via libera alla libertà di commettere abusi da parte dei pubblici ufficiali. La cancellazione del reato di abuso d’ufficio assume particolare gravità se considerata in combinazione con l’introduzione del cosiddetto fermo preventivo, previsto dallo stesso provvedimento.
Il fermo preventivo viene definito dai rappresentanti grillini come una misura che viola già di per sé le garanzie costituzionali dei cittadini. La preoccupazione principale riguarda il rischio che le forze dell’ordine possano disporre fermi preventivi illegittimi e infondati senza che esista più un reato specifico per perseguire tali comportamenti.
I senatori evidenziano come questi casi ricadrebbero proprio nella fattispecie classica dell’abuso d’ufficio, rendendo ancora più incomprensibile la decisione di dichiarare inammissibile l’emendamento per il ripristino del reato.
Il Movimento 5 Stelle interpreta queste misure come parte di una più ampia strategia volta a creare un sistema “preventivamente repressivo” della libertà di manifestazione delle idee e del diritto di dissenso, in una marcia che procede “a tappe forzate” verso un inasprimento del controllo sociale.
