Di Luca Franceschi
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Il deputato Gianmauro Dell’Olio del Movimento 5 Stelle, vicepresidente della Commissione bilancio della Camera, ha sollevato dure critiche nei confronti della gestione governativa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza durante il dibattito sulla fiducia al decreto PNRR.
Secondo il parlamentare pentastellato, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni avrebbe completamente snaturato le potenzialità del piano europeo, trasformandolo in una mera serie di piccoli interventi correttivi anziché sfruttarlo come leva strategica per lo sviluppo del Paese.
Dell’Olio ha evidenziato come il governo attuale abbia ereditato una situazione economica particolarmente favorevole, caratterizzata da una crescita cumulativa del Prodotto Interno Lordo pari al 14% nel biennio 2021-2022, ma sia riuscito a vanificare completamente questa dinamica positiva.
I dati sulla crescita economica presentati dal deputato M5S dipingono un quadro preoccupante per il futuro dell’Italia: dopo il +0,9% registrato nel 2023, le previsioni indicano un progressivo rallentamento con +0,8% nel 2024, seguito da una stagnazione prolungata con +0,5% sia per il 2025 che per il 2026.
La situazione appare ancora più critica considerando che le stime iniziali sono state ulteriormente riviste al ribasso dall’OCSE e da Standard & Poor’s, che prevedono una crescita di appena +0,4% per il 2026, relegando l’Italia in una posizione di grave difficoltà competitiva.
Il parlamentare ha sottolineato come questi dati, per quanto già deludenti, includano ancora il contributo del PNRR, lasciando intendere che senza questo supporto il Paese si troverebbe in una vera e propria situazione recessiva.
Dell’Olio ha inoltre denunciato l’assenza totale di una strategia di politica industriale coerente, accusando il governo di aver accettato passivamente un patto di stabilità che comporta costi significativi per le finanze pubbliche, quantificati in oltre 12 miliardi di euro annui tra tagli alla spesa e nuove imposizioni fiscali.
Il paradosso evidenziato dal deputato M5S riguarda il fatto che lo stesso esecutivo che ha accettato questi vincoli stringenti ora ne chiede la sospensione, dimostrando secondo lui l’incoerenza e l’assenza di una visione strategica a lungo termine nella gestione delle politiche economiche nazionali.
