Di Luca Franceschi
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Il Governo torna a chiedere al Parlamento di votare la fiducia, questa volta su un provvedimento di grande rilevanza presentato alla vigilia del primo maggio. Un decreto che avrebbe meritato tempi di discussione ben più ampi e non la compressione del dibattito cui si è assistito.
Il deputato del Movimento 5 Stelle Riccardo Tucci, intervenendo in Aula alla Camera, ha annunciato il voto contrario alla fiducia sul decreto Lavoro, denunciando quella che definisce l’ennesima truffa legata al cosiddetto “salario giusto”. Una truffa non solo semantica, secondo l’esponente pentastellato.
La premier Meloni, in conferenza stampa, aveva presentato il decreto sottolineando due aspetti principali: uno stanziamento di un miliardo per le imprese e il blocco degli incentivi pubblici per chi sottopaga i lavoratori. Tuttavia, la realtà dei fatti appare ben diversa.
Non solo non ci sarebbero risorse aggiuntive, ma verrebbero addirittura tagliati 1,8 miliardi precedentemente stanziati per la proroga degli incentivi inseriti nel testo. A ciò si aggiunge un emendamento dei relatori che interviene sul Tec, spalancando le porte anche a sindacati e associazioni datoriali che praticano dumping.
Con questo provvedimento, secondo Tucci, si continuerà ad avere lavoratori di serie A e di serie B, che all’interno dello stesso settore e a parità di mansione verranno pagati in modo diverso. Una situazione in pieno stile gattopardesco, dove tutto sembra cambiare per non cambiare nulla.
Il deputato del Movimento 5 Stelle ha rivolto un messaggio diretto ai lavoratori e agli imprenditori che quotidianamente subiscono i soprusi di chi fa concorrenza sleale, invitandoli a non disperare. La promessa è che tra un anno questo Governo verrà mandato a casa e finalmente ci si occuperà dei veri problemi dei cittadini, introducendo il salario minimo.
