Di Luca Franceschi
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Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Lavoro, Dario Carotenuto, ha sollevato una questione pregiudiziale di costituzionalità sul decreto Lavoro durante l’intervento in Aula alla Camera. Secondo il parlamentare pentastellato, il provvedimento violerebbe diversi articoli della Costituzione, tra cui il 3, il 36 e il 77, oltre a contrastare con la direttiva europea sui salari minimi adeguati nell’Unione.
Carotenuto ha denunciato come il decreto non preveda aumenti salariali né un rafforzamento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, sostituendo di fatto il salario minimo con quello che ha definito uno slogan. L’esponente del M5S ha accusato il Governo di voler trasformare l’Italia da Repubblica fondata sul lavoro a Repubblica fondata sul lavoro sottopagato.
Il deputato ha sottolineato come la Costituzione non parli di salario giusto, bensì di retribuzione proporzionata e sufficiente per garantire una vita libera e dignitosa. Nel parametro scelto dall’esecutivo, il trattamento economico complessivo, vengono incluse numerose voci che vanno dalla paga base al welfare aziendale.
Carotenuto ha criticato questa impostazione evidenziando come, al di là delle dichiarazioni di facciata, questo meccanismo continui a permettere l’applicazione di contratti con minimi tabellari insufficienti, che vengono compensati soltanto formalmente attraverso voci variabili.
Un’altra criticità sollevata riguarda l’attribuzione al Cnel di un potere para-legislativo che, secondo il parlamentare, non gli compete. Per tutte queste ragioni, il Movimento 5 Stelle ritiene che il decreto debba essere immediatamente fermato.
